Regalarsi tempo

In questi giorni abbiamo assistito alla fatica fatta da molte persone ad adattarsi al divieto imposto dai recenti decreti ministeriali ad uscire di casa per contenere la pandemia che sta interessando l’intero paese, mettendo a rischio la propria incolumità.  Ma perché ciò avviene? Ho provato a dare alcune risposte.

Parto dalla lettura del contesto sociale in cui viviamo concordando con la descrizione di Giorgio Nardone  in un suo testo in cui scrive: “Lo stile di vita performante occidentale ci ha ormai tutti abituati a ritmi tayloristici. Ci vengono richieste cose, prestazioni, impegni con ritmi incalzanti. Siamo pressati dal tempo, dagli obblighi, dai doveri, dalle scadenze. Spesso, diamo tutto ciò per scontato – finiamo per autoimporcelo – come se l’elevato coinvolgimento in attività lavorative e il senso pervasivo dell’incalzare del tempo fossero un equilibrio naturale, un equilibrio evoluzionistico. In realtà si chiama capitalismo. Sarà importante dare attenzione a compensare l’impegno lavorativo con il giusto divertimento, nell’ottica che forse non conviene «vivere per lavorare», ma «lavorare per vivere».

In un contesto sociale, così organizzato, viene da pensare immediatamente   a quanto difficile sia per le persone, soprattutto , per i cittadini delle metropoli,  potersi adeguare in questi giorni ai nuovi ritmi e condizioni imposti dai recenti decreti ministeriali emessi per contenere l’altissimo rischio di contagio del virus COVID-19.

Si tratta di effettuare un vero e proprio esercizio di defaticamento come se si fosse su un tapis roulant, passando da velocità 100 a velocità 10. Non lo si potrà fare tutto in una volta sebbene l’adattamento che ci è richiesto richieda un cambiamento immediato.

Si dovrà iniziare ad ascoltare il vuoto lasciato dalle attività sospese, l’inquietudine, a volte anche la noia, o la paura che questa possa sopraggiungere, e prendere confidenza con il tempo del riposo che spesso è confuso con la perdita di tempo. In genere releghiamo questa dimensione al tempo delle vacanze salvo iper organizzare anche quelle con mille attività. Ed ecco, quindi, che a disagio con queste nuove emozioni si riempie il tempo trovando motivazioni per uscire di casa, oppure pulendola smaniosamente, o andando alla ricerca di attività con cui impegnare i figli rimasti a casa per evitare di confrontarsi anche con le loro medesime emozioni scansando capricci o ribellioni secondo l’età. Attenzione! Lungi da me condannare il legittimo bisogno di una uscita o di evitare di poltrire o veder poltrire i figli sul divano; parlo ovviamente di quelle forme  dettate dall’inquietudine.

Tutti, poi, tentano di controllare la propria preoccupazione in un momento in cui tutto è rimandato a DATA DA DESTINARSI o impallidiscono quando viene trasmesso a fine giornata un messaggio del Presidente del Consiglio temendo che dall’indomani si possa subire un’altra limitazione della propria libertà senza aver avuto il tempo di organizzarsi diversamente prima.

Un’ultima riflessione la faccio,infine, riguardo un’altra conseguenza di questa società capitalistica, ovvero, l’averci disabituati alla riflessione, all’ introspezione, e quindi, a fare i conti con le emozioni che ci abitano in modo da prenderci cura di noi stessi. Pertanto, ogni qualvolta sperimentiamo un disagio, anziché, accoglierlo e comprendere cosa ci sta segnalando per poter ritrovare il benessere, lo evitiamo rifugiandoci nei mille impegni e nei ritmi affannosi della giornata, con a volte la comparsa di sintomi nevrotici molto spesso ansiosi come diretta conseguenza di questo mancato ascolto.

Adattarsi alle novità, ai cambiamenti, richiede del tempo fisiologico per comprendere e conoscere la nuova situazione, perché questa non risulti minacciosa e non procuri eccessiva ansia. Con il tempo, quindi potremo finire con lo scoprire il vantaggio, invece,di questo rallentamento, di questo fermo , e scoprire il valore del tempo speso per sé, per i propri cari, per il proprio benessere senza che questo si tramuti in smania, in fuga da sé, bensì in un assaporamento della propria vita; regalandoci finalmente quel tempo di cui ci sentiamo, solitamente, derubati.

Se così non dovesse essere, se al contrario, in questo periodo di fermo dovessero emergere dei disagi emotivi di cui non ci si era accorti prima o non si aveva il tempo per occuparsene, e che stanno prendendo il sopravvento, allora adesso è il momento giusto per richiedere un aiuto.

In questo periodo gli psicologi, in quanto professione sanitaria, stanno continuando a dare il proprio contributo lasciando gli studi aperti ed erogando prestazioni a distanza tramite supporti on line quali: telefono, Skype, Whatsapp, ecc.

Se hai bisogno puoi contattare anche me al numero 3381428250 o tramite mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail .com  per richieder un appuntamento, ed in seguito ad un breve primo colloquio telefonico gratuito capiremo se procedere con la modalità on line concordando un appuntamento. Le prestazioni saranno erogate tramite il supporto Skype.

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