In viaggio verso te… sostegno psicologico all’infertilità

 

in viaggio verso te

 

L’attività è volta ad offrire uno spazio in cui accogliere e sostenere le persone che non riescono a concepire il figlio desiderato e/o si sottopongono ai protocolli di Procreazione Medicalmente Assistita (omologa o eterologa).

Gli interventi previsti  consistono in:

  • Consulenza psicologica
  • Consulenza psicologica on line mediante supporto skype
  • Sostegno Psicologico individuale o di coppia
  • Psicoterapia individuale o di coppia
  • Incontri di gruppo: mensilmente saranno attivati incontri di gruppo costituiti dalle coppie infertili o dai singoli partner che si sottopongono ai protocolli di fecondazione assistita;  

Gli interventi sono rivolti a:

  • alle coppie o singoli partner a cui è stata diagnosticata un’infertilità organica o sine causa
  • alle coppie infertili o ai singoli partner che desiderano essere supportati in preparazione, durante, dopo i protocolli di PMA
  • donne/uomini single prima, durante e dopo PMA

Sede:

Lo spazio è attivo presso lo Studio di Psicoterapia della dott.ssa V. Moretti, psicoterapeuta, sito in Via R. Venuti,36 00162 Roma

Contatti:

Per informazioni o per richiedere un appuntamento telefonare dal lunedì al venerdì al 3381428250 dalle 9:00 alle 18:00 oppure scrivere all’ indirizzo di posta elettronica: studio.morettivale@gmail.com

 

Pet loss counseling, consulenza psicologica per chi soffre la perdita dell’amico a 4 zampe

 

Gli americani definiscono pet loss la reazione dolorosa alla perdita di un animale domestico. Molte persone donano il loro affetto non solo ai cuccioli, ma anche ad animali anziani o sofferenti cui offrire calore e cure per il tempo che resta loro da vivere; e così accade che presto, questi, diventino un amico, un compagno di vita (soprattutto per chi è solo), un membro della famiglia, qualcuno cui voler bene. Quando vengono a mancare, quindi, il dolore che si prova è pari all’affetto provato, (tanto forte quanto forte era l’affetto), e alle img_4283pecualiarità della relazione uomo-animale per il fatto che: gli animali amano incondizionatamente per cui non vi è conflitto, risentimenti, nè giudizio: qualsiasi cosa farà il padrone sarà sempre ben voluto; è una relazione fatta di rituali e abitudini che si ripetono quotidianamente, comunicano attraverso sguardi, gesti, carezze che rendono la relazione emotivamente molto intensa; ed infine è una relazione di dipendenza continua dall’essere umano che stimola in quest’ultimo un forte senso di protezione, di controllo e di “genitorialità”, oltre che, un’ importante responsabilità perchè dovrà prendere importanti decisioni relative alle sue cure e all’accompagnamento alla morte il che nel lutto potrà portare a vivere sensi di colpa.

Purtroppo non sempre questo dolore trova accoglienza, comprensione, legittimazione dal contesto sociale, amicale e familiare in cui si vive. La frase che spesso ci si sente rivolgere, come incoraggiamento a reagire è: “Era solo un animale”, frase che veicola un pregiudizio diffuso e implicito, secondo cui sarebbe sconveniente piangere la morte di un animale come, se non di più, la morte di una persona. Di conseguenza al dolore per la perdita del proprio amico speciale si somma, la sensazione di stare soffrendo per una sciocchezza, e  la vergogna di parlarne. Perciò le persone evitano di esternare e condividere la
loro sofferenza, la negano, la reprimono, come se tacendo le parole si potesse tacere anche il dolore, bloccando il processo psichico di elaborazione del lutto e aumentando il senso di solitudine e di estraniazione. In realtà per superare il lutto, occorre passarci dentro, attraversarlo parlando dei ricordi, di ciò che è successo, liberamente tutte le volte che se ne ha bisogno. Chi soffre per la perdita del proprio animale sente la mancanza fisica di esso, del suo odore, dei suoi rumori, delle loro consuetudini.

Elaborare il lutto non significa dimenticare chi abbiamo perso ma creare uno spazio mentale in cui accoglierlo attraverso i ricordi e le emozioni che li accompagnano.

Poichè, quindi, potrà capitare che le persone intorno a chi ha perso un amico a 4 zampe non riescano a comprendere l’entità del dolore bisognerà accettare l’eventualità non arrivi da loro ma da qualcuno di esterno. Il pet loss counselling serve proprio a questo ad essere supportati nel proprio dolore con qualcuno che possa accoglierlo. Come si chiede aiuto ad uno psicologo per elaborare il lutto di una persona molto cara così è legittimo farlo per chi perde il proprio amico speciale.

Io offro il mio aiuto

lutto animali

N.B. Per la stesura dell’articolo ringrazio i clienti dello studio che hanno condiviso con me la loro sofferenza e la lettura, oltre che delle pubblicazioni scientifiche, del libro: “E’solo un gatto” di Elena Angeli.

I Gruppi di Parola per i figli di genitori separati

 Può risultare molto penoso per i genitori che si stanno separando udire dalla viva voce dei figli il loro disorientamento per via delle conseguenze che questa comporta. Questa sofferenza va a sommarsi a tutte le altre che genitori  stanno  affrontando, su fronti diversi. Penso allo smarrimento, alla sensazione di fallimento, ai sensi di colpa, alla rabbia verso l’altro coniuge, al dolore, al rancore, che richiedono un tempo per la loro elaborazione. Penso alla conflittualità spesso così accesa con il partner, da dover richiedere l’intervento di un mediatore per essere aiutati a gestirla. Ed infine alla gestione dei cambiamenti organizzativi e relazionali oltre alle decisioni di natura economica che accompagnano la separazione. Tutto questo rende difficoltoso comunicare ai figli la decisione degli ex coniugi/partner di separarsi sacrificando lo spazio per l’ascolto delle loro necessità, dei loro sentimenti, delle loro paure.
Ne consegue che la maggior parte dei figli non viene informata in modo adeguato sul divorzio: “tanto è piccolo e non capisce”, sui cambiamenti dell’organizzazione familiare e viene lasciata sola e all’oscuro senza possibilità di parlare dei sentimenti e delle paure specifiche di questa transizione. I genitori hanno bisogno di essere aiutati ad aiutare i figli ad affrontare questo momento di transizione.

imagesIl bambino si trova coinvolto in una tempesta di cambiamenti che lo portano a perdere i suoi punti di riferimento e le sue certezze senza capire cosa sta accadendo, con il conseguente sprofondamento nell’angoscia e nell’isolamento.
Se i genitori pensano che i figli “siano rimasti fuori dal conflitto” o che non sappiano: “tanto è piccolo e non capisce”, è vero invece che questi recepiscono le vicende dei “grandi” e sostituiscono le informazioni reali, che il più delle volte non vengono fornite, con delle fantasie con cui molto spesso i bambini si attribuiscono la responsabilità della separazione e del conflitto: il senso di colpa è purtroppo frequente e doloroso.
I bambini che stanno vivendo questa trasformazione della propria famiglia, spesso raccontano che la testa è ingombra di preoccupazioni per quello che succede a casa e non hanno spazio per ascoltare e per fare le “cose” della loro età. Troppo spesso il disorientamento che travolge i bambini in questa lunga fase di trasformazione delle relazioni familiari, si accompagna ad una grande solitudine: non sanno bene come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi, le difficoltà che incontrano per la separazione di mamma e papà e non sanno con chi parlarne.
Partecipare ad un Gruppo di Parola, quindi, permette ai bambini di esprimere ciò che vivono: emozioni, dubbi, timori, fantasie, preoccupazioni che occupano la loro mente impedendo di vivere il loro tempo di bambini. La condivisione tra bambini permette di far uscire il singolo bambino dall’isolamento, affrontando tematiche di fondamentale importanza in un ambiente accogliente che permetta di “nominare” l’evento della separazione, che in questo modo viene decifrato e ridimensionato. Si attrezzano così i partecipanti affinché ciascuno, forte dell’esperienza di gruppo vissuta, scopra soluzioni praticabili nel suo contesto familiare, riavviando o consolidando la comunicazione all’interno della propria famiglia.
Ma cosa sono i gruppi di parola?

2013-09-08 22.01.07I Gruppi di Parola sono uno spazio sicuro offerto ai bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni figli di genitori separati all’interno del quale poter raccontare la loro esperienza, relativa appunto alla separazione coniugale dei loro genitori, e imparare ad affrontare le situazioni difficili conseguenti la nuova organizzazione familiare esprimendo e condividendo con atri bambini, che vivono la loro stessa situazione: pensieri, emozioni, dubbi, preoccupazioni che ingombrano la loro testa impedendo di vivere il loro tempo di bambini.

I gruppi si riuniscono una volta la settimana della durata di due ore per un totale di 4 incontri.

“Iscrivere il proprio figlio ad un Gruppo di Parola è per lui un’opportunità per vivere meglio le trasformazioni che attraversano la famiglia” Marie Simon.

Bibliografia

Marzotto C. (2010), Gruppi di parola per i figli di separati, Vita e Pensiero, Milano

I gruppi di auto-mutuo-aiuto

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Tu solo ce la puoi fare, ma non ce la puoi fare da solo

I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono gruppi di persone che condividono il medesimo problema e la stessa situazione stressante di vita. Non sono gruppi terapeutici, non sono gruppi ricreativi, ma gruppi che forniscono supporto,incoraggiamento amicalità. ( G. Cimbrico).

Infatti, le persone si incontrano per raccontarsi e ascoltarsi nella propria storia di vita comune a quella che stanno vivendo gli altri membri del gruppo, e la percezione della comunanza spesso porta al desiderio di condividere, oltre ai propri problemi, anche relazioni solidali e amicali.

I membri provvedono a darsi un supporto psicologico uno con l’altro, ad apprendere modalità di fronteggiamento, scoprire strategie per migliorare la loro condizione, e aiutare gli altri mentre aiutano loro stessi (auto-mutuo-aiuto).

9In letteratura diversi autori (Katz,1981;Gartner, Riessman,1984) descrivono tre fattori chiave primari e comuni che intervengono nell’azione dei gruppi di self-help:

1)     Lo scambio informativo, il sostegno, il rinforzo e la identificazione in un gruppo di persone alla pari, che vivono o hanno vissuto in prima persona una determinata condizione, favorisce alcuni significativi processi sul piano socio emotivo. I membri del gruppo self-help tendono infatti a:

–        Abbassare le abituali difese e resistenze psicologiche non sentendosi giudicati negativamente per una propria “diversità”

–       Comunicare in modo più diretto sulla base dell’esperienza comune

–       Identificarsi con persone percepite più simili a sé rispetto agli eventuali esperti generalmente vissuti come estranei e distaccati;

–       Scambiare vicendevolmente informazioni, conoscenze, capacità, sostegno emotivo, feedback,rinforzi positivi e negativi

–       Sviluppare e facilitare le opportunità di socializzazione sia all’interno che all’esterno del gruppo

–       Usufruire di uno status di gruppo

2)      Il valore terapeutico connesso alla possibilità di svolgere il ruolo di helper cioè di prestatore di cure. Ogni membro dei gruppi di self-help svolge prima o poi il ruolo di chi aiuta, sostiene e presta le proprie cure ad un’altra persona “con il problema”, il che accresce il nostro senso di controllo, di autostima di competenza, stabilizza l’apprendimento di strategie di cambiamento, favorisce un riconoscimento ed un’approvazione sociale.

3)      La spinta ideologica che muove i gruppi di self-help è una notevole forza trainante. In misura maggiore o minore , tutti i gruppi di self-help strutturano un sistema di principi insegnamenti e valori condivisi all’interno e fortemente persuasivi.

Francescato ha individuato 8 fattori di efficacia percepita dai partecipanti ai gruppi: il senso di appartenenza, l’helper therapy, il sostegno (informativo ed affettivo), la condivisione, il modellamento, le strategie di fronteggia mento, il ripristino della rete e la responsabilità.

I gruppi sono accompagnati da un facilitatore che aiuta gli altri a ritrovarsi per condividere le proprie storie. Ha il compito di promuovere l’accoglienza dei nuovi arrivati, favorire la comunicazione, sostenere e rendere visibili gli aspetti positivi ed i cambiamenti dei singoli e del gruppo, stimolare e fare memoria dei compiti assunti, valorizzare le competenze di ciascuno.

La regola principale in un gruppo di auto-mutuo aiuto è la riservatezza, a cui si impegnano tutti i partecipanti e il facilitatore. Quello che emerge nel gruppo, deve rimanere nel gruppo. Il rispetto e il non giudizio sono altre regole fondanti la vita di un gruppo: non ci sono idee giuste o sbagliate, ma ci sono storie di vita di ciascun membro e in quanto tali vanno accolte.

Esistono diverse tipologie di gruppi di self-help quelli attivati presso lo studio di Psicologia e Mediazione Familiare sono:

1)     Gruppi di persone portatrici di malattie croniche: malati di cancro, donne mastectomizzate, diabetici ecc. Il gruppo è composto da portatori diretti del problema che non hanno la possibilità di cambiare la propria condizione il cui compito è quello di adattarsi alla condizione di vita e di gestirla nel modo opportuno.

2)     Gruppi di parenti di persone con malattie croniche e degenerative: lo scopo del gruppo è portare sostegno e aiuto a coloro che sono legati affettivamente a persone che hanno un problema di salute e si trovano a convivere con essi; questa condizione costituisce una fonte di stress spesso molto grave  e pesante da sostenere.

3)     Gruppi di persone che attraversano un periodo di crisi: per situazione di crisi si intendono eventi che richiedono un cambiamento improvviso, di tipo sia negativo (lutto, perdita del lavoro, separazione, infertilità) che positivo (nascita o adozione di un figlio ecc.). per uscire dalla crisi è necessario mobilitare risorse interne ed esterne ed è importante in queste fasi contare su fonti di sostegno sociale.

In qualità di facilitatrice dei gruppi, mi propongo di offrire uno spazio in cui consentire ai membri del gruppo di condividere le loro esperienze e stati d’animo accogliendoli  in prima persona servendomi della mia empatia e delle mie competenze nel favorire la comunicazione e l’attività di sostegno del gruppo.

Dott.ssa Valentina Moretti