La sofferenza dell’infertilità

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“Occorre aver intrapreso il viaggio verso un figlio per capire che l’infertilità è la malattia del vuoto; l’assenza di quel bambino tanto desiderato ti lacera come un lutto e con essa perdi la proiezione di te nel futuro. Se sei donna sei difettata non sai procreare non sei idonea a fare quello per cui biologicamente sei stata programmata, e il male è fisico oltre che dell’anima. Se sei uomo il male è forse più mentale. Indipendentemente dalle cause, l’infertilità è un male di entrambi e accettarlo è doloroso. Devi accettare che quello che per altri è così naturale, quasi ovvio, per te è solo una lontana possibilità, quello che per altri è gioia, per te è dolore.”

R. Clementi, Lettera a un bambino che è nato

Impossibile restare indifferenti a queste parole di Raffaella Clementi, parole che spesso sento pronunciare ogni qualvolta una persona, coppia o gruppo, mi racconta lo sgomento che ha provato quando ha scoperto la propria infertilità. Il dolore che leggo nei loro occhi, nelle loro parole e che risento in me, che divento cassa di risonanza, mi images (3)impedisce di restare inerme e non offrire quel sostegno professionale che so può essere di grande aiuto nell’elaborarlo, per rimettersi in piedi ed affrontare il “viaggio verso un figlio” fatto di difficili decisioni, rinunce, ostacoli, sofferenze nel corpo e nell’anima, di ansie e dure depressioni. E’ un dolore di entrambi uomo e donna; anche se gli uomini difficilmente sono abituati ad esprimere il loro dolore, non è meno intenso è solo sordo… ed è a loro che mi rivolgo in particolare per trovare il coraggio di farsi aiutare, soprattutto quando diventano sostegno delle loro partner durante i percorsi di PMA.
Conosco anche quanto sia duro richiedere un aiuto psicologico soprattutto perché comporta il prendere contatto con la propria sofferenza, in un momento in cui si è molto feriti e si ritiene di non avere la forza ed il coraggio necessari per farlo. Ogni cammino, però, inizia da un piccolo passo, non lo si farà tutto in una volta ma in base a ciò che si è pronti a guardare e soprattutto sapendo di non doverlo fare da soli.
Per incoraggiarvi a chiedere aiuto ad uno psicologo e, se non vi trovate bene con uno, a continuare a chiedere aiuto ad un altro psicologo, poichè essere aiutati è un diritto e un dovere verso se stessi, concludo con le parole di R. Benigni:

“Iniziare un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi.”

Gli aiuti offerti consistono in: percorsi di sostegno psicologico individuali, di coppia o di gruppo.

Tutte queste tipologie di aiuto sono volte a creare uno spazio in cui accogliere e sostenere lo shock determinato dalla diagnosi e il dolore conseguente  l’insopportabile  consapevolezza di non poter procreare, nonchè la confusione e la decisione sul cosa fare dopo (Adozione o PMA) e sostegno durante il percorso intrapreso, l’attesa, l’insuccesso della PMA o la gravidanza conseguente.
I gruppi organizzati sono gruppi di auto-mutuo aiuto per l’infertilità, i quali hanno lo scopo di lenire e superare questo dolore per affrontare con più risorse il viaggio verso un figlio, grazie all’ aiuto del gruppo di persone che stanno vivendo le stesse emozioni, preoccupazioni, ansie, problematiche ma anche soluzioni che possono essere così condivise e, quindi di aiuto, agli altri. Senza sentirsi più soli, diversi “difettati”. Saranno guidati da uno psicologo che faciliterà la comunicazione al suo interno e provvederà ad aumentare ed elicitare le informazioni e le risorse di cui il gruppo necessita.

Il gruppo e gli altri spazi offerti diventeranno la vostra culla dove rifugiarvi momentaneamente per riprendere fiato, ricevere sostegno, incoraggiamento, riposo, comprensione, per andare avanti.

Per poterne usufruire e per ulteriori informazioni, approfondimenti e/o prendere un appuntamento è possibile contattarmi per e-mail all’indirizzo: studio.morettivale@gmail.com oppure telefonicamente al numero 3381428250. Ricordo che è possibile chiedere sostegno psicologico anche on line tramite supporto skype, sempre previo contatto telefonico o per email.

Dott.ssa Valentina Moretti

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Seminario

Studio di Psicoterapia e Mediazione Familiare

 

PICCOLE PESTI CRESCONO …

Sopravvivere ai capricci dei nostri figli: Come?

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Ne parliamo Sabato 22 Marzo alle ore 16:30 presso lo Studio di Psicoterapia e Mediazione Familiare

Piazza San Giovanni Bosco, 86 Roma

Per info e prenotazioni:

Dott.ssa Valentina Moretti:  3381428250

Dott.ssa Palmira Wara Remuzzi: 3381393138

I gruppi di auto-mutuo-aiuto

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Tu solo ce la puoi fare, ma non ce la puoi fare da solo

I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono gruppi di persone che condividono il medesimo problema e la stessa situazione stressante di vita. Non sono gruppi terapeutici, non sono gruppi ricreativi, ma gruppi che forniscono supporto,incoraggiamento amicalità. ( G. Cimbrico).

Infatti, le persone si incontrano per raccontarsi e ascoltarsi nella propria storia di vita comune a quella che stanno vivendo gli altri membri del gruppo, e la percezione della comunanza spesso porta al desiderio di condividere, oltre ai propri problemi, anche relazioni solidali e amicali.

I membri provvedono a darsi un supporto psicologico uno con l’altro, ad apprendere modalità di fronteggiamento, scoprire strategie per migliorare la loro condizione, e aiutare gli altri mentre aiutano loro stessi (auto-mutuo-aiuto).

9In letteratura diversi autori (Katz,1981;Gartner, Riessman,1984) descrivono tre fattori chiave primari e comuni che intervengono nell’azione dei gruppi di self-help:

1)     Lo scambio informativo, il sostegno, il rinforzo e la identificazione in un gruppo di persone alla pari, che vivono o hanno vissuto in prima persona una determinata condizione, favorisce alcuni significativi processi sul piano socio emotivo. I membri del gruppo self-help tendono infatti a:

–        Abbassare le abituali difese e resistenze psicologiche non sentendosi giudicati negativamente per una propria “diversità”

–       Comunicare in modo più diretto sulla base dell’esperienza comune

–       Identificarsi con persone percepite più simili a sé rispetto agli eventuali esperti generalmente vissuti come estranei e distaccati;

–       Scambiare vicendevolmente informazioni, conoscenze, capacità, sostegno emotivo, feedback,rinforzi positivi e negativi

–       Sviluppare e facilitare le opportunità di socializzazione sia all’interno che all’esterno del gruppo

–       Usufruire di uno status di gruppo

2)      Il valore terapeutico connesso alla possibilità di svolgere il ruolo di helper cioè di prestatore di cure. Ogni membro dei gruppi di self-help svolge prima o poi il ruolo di chi aiuta, sostiene e presta le proprie cure ad un’altra persona “con il problema”, il che accresce il nostro senso di controllo, di autostima di competenza, stabilizza l’apprendimento di strategie di cambiamento, favorisce un riconoscimento ed un’approvazione sociale.

3)      La spinta ideologica che muove i gruppi di self-help è una notevole forza trainante. In misura maggiore o minore , tutti i gruppi di self-help strutturano un sistema di principi insegnamenti e valori condivisi all’interno e fortemente persuasivi.

Francescato ha individuato 8 fattori di efficacia percepita dai partecipanti ai gruppi: il senso di appartenenza, l’helper therapy, il sostegno (informativo ed affettivo), la condivisione, il modellamento, le strategie di fronteggia mento, il ripristino della rete e la responsabilità.

I gruppi sono accompagnati da un facilitatore che aiuta gli altri a ritrovarsi per condividere le proprie storie. Ha il compito di promuovere l’accoglienza dei nuovi arrivati, favorire la comunicazione, sostenere e rendere visibili gli aspetti positivi ed i cambiamenti dei singoli e del gruppo, stimolare e fare memoria dei compiti assunti, valorizzare le competenze di ciascuno.

La regola principale in un gruppo di auto-mutuo aiuto è la riservatezza, a cui si impegnano tutti i partecipanti e il facilitatore. Quello che emerge nel gruppo, deve rimanere nel gruppo. Il rispetto e il non giudizio sono altre regole fondanti la vita di un gruppo: non ci sono idee giuste o sbagliate, ma ci sono storie di vita di ciascun membro e in quanto tali vanno accolte.

Esistono diverse tipologie di gruppi di self-help quelli attivati presso lo studio di Psicologia e Mediazione Familiare sono:

1)     Gruppi di persone portatrici di malattie croniche: malati di cancro, donne mastectomizzate, diabetici ecc. Il gruppo è composto da portatori diretti del problema che non hanno la possibilità di cambiare la propria condizione il cui compito è quello di adattarsi alla condizione di vita e di gestirla nel modo opportuno.

2)     Gruppi di parenti di persone con malattie croniche e degenerative: lo scopo del gruppo è portare sostegno e aiuto a coloro che sono legati affettivamente a persone che hanno un problema di salute e si trovano a convivere con essi; questa condizione costituisce una fonte di stress spesso molto grave  e pesante da sostenere.

3)     Gruppi di persone che attraversano un periodo di crisi: per situazione di crisi si intendono eventi che richiedono un cambiamento improvviso, di tipo sia negativo (lutto, perdita del lavoro, separazione, infertilità) che positivo (nascita o adozione di un figlio ecc.). per uscire dalla crisi è necessario mobilitare risorse interne ed esterne ed è importante in queste fasi contare su fonti di sostegno sociale.

In qualità di facilitatrice dei gruppi, mi propongo di offrire uno spazio in cui consentire ai membri del gruppo di condividere le loro esperienze e stati d’animo accogliendoli  in prima persona servendomi della mia empatia e delle mie competenze nel favorire la comunicazione e l’attività di sostegno del gruppo.

Dott.ssa Valentina Moretti

“L’intuizione c…

“L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei,coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni”

M. Gramellini   “Fai Bei Sogni”

0506_la_riflessione__amare_ancora__65x59Acquisire consapevolezza di ciò che ci confonde, addolora, ferisce, che non ci fa prendere decisioni, che ci procura malessere, è il primo passo per uscire dalla confusione, per fare chiarezza, per prendere decisioni, per uscire dal conflitto, per scoprire che abbiamo delle risorse cui fare riferimento, per staccarci da ciò che ci procura malessere. La voce della consapevolezza ci parla ( L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo dice Gramellini) ma non riusciamo a sentirla per le nostre emozioni (paura, sofferenza ecc.), resistenze ad accettarla, per i pensieri ( giustificazioni, razionalizzazioni, ecc.). Ecco perchè si ha bisogno di aiuto per compiere questo percorso, non facile da affrontare da soli,ecco l’obiettivo dell’aiuto offerto dal sostegno psicologico. Sostenere nella paura, nella difficoltà, per raggiungere il cambiamento.

Ecco cosa mi propongo di fare nella relazione di aiuto con chi richiede il mio sostegno professionale:esserci per essere con l’altro.

Per conoscermi meglio ed eventualmente richiedere consulenza e sostegno psicologico vi rimando alle altre sezioni del sito.

Dott.ssa Valentina Moretti.