Gravidanza post PMA: il paradosso dell’attesa

“…Per nove mesi il tempo della tua attesa, è stato come se dovessi riposarmi da tutto lo stress accumulato durante la tua ricerca… Ti immaginavo ti sognavo eppure avevo la folle paura che non ti avrei mai visto. Tuo padre dice che a causa della mia melanconica natura non mi sono goduta il tempo dell’attesa. Sbuffavo e brontolavo ti sentivo ma non ti conoscevo. Ha ragione è stato così: è stata più la paura di perderti che la gioia di averti a paralizzare gran parte dei miei sentimenti…

…Sono così pentita di non aver vissuto serenamente i primi giorni della tua attesa, quando la paura della tua possibile perdita ha paralizzato il mio diritto a sentirmi finalmente felice che, non me lo perdono. Ho perso quell’occasione. Per paura perché si diventa pavidi di fronte alla grandezza dei miracoli”.

R. Clementi “Lettera a un bambino che è nato”

La felicità in seguito alla scoperta dell’avvenuto attecchimento dell’embrione e quindi della gravidanza si snocciola piano piano…alla prima lettura delle analisi, in cui le Beta risultano positive; alla successiva lettura, per vedere se sono aumentate, downloadfinchè non si arriva alla prima ecografia.

Una felicità sempre soffocata dalla paura, la quale accompagnerà la coppia in particolar modo per il primo trimestre, paura così intensa di perdere nuovamente il figlio tanto atteso da predominare, quasi, sulla stessa intensa felicità che a sua volta desidera traboccare.

Quando iniziare a gioire? Quando iniziare a sentirsi veramente genitori in attesa? Quando considerare il pericolo passato?

È il paradosso della gravidanza post PMA, ovvero la contemporanea presenza di sentimenti contrastanti: da una parte c’è la felicità per la gravidanza dall’altra la paura per la possibile perdita del bambino. Questo paradosso è creato non solo per la fatica con cui si è riusciti a concepire e, soprattutto, per la paura di un ennesimo fallimento in una fase in cui sarebbe ancora più difficile arginare il dolore della perdita, ma anche per la difficoltà a transitare dall’identità di coppia infertile a quella di coppia in attesa.

In modo particolare nella donna se l’esperienza passata di infertilità non viene lasciata alle spalle per cedere il posto all’identità presente di donna in attesa, il senso di inadeguatezza, normalmente presente anche nelle donne che hanno concepito senza l’aiuto della PMA, influirà sulla paura di non essere in grado di portare  a termine una gravidanza. Paura che in alcune resterà taciuta perché ora che hanno ottenuto ciò che desideravano tanto non hanno “il diritto di lamentarsi”, così come per lo stesso motivo potrebbero negare le difficoltà psico-fisiche che normalmente una gravidanza comporta.

Quando la paura non viene gestita adeguatamente essa non lascia spazio alla gioia ritardando addirittura l’instaurarsi della relazione tra genitore e il piccolo feto che cresce dentro il grembo. Alcuni coniugi ritarderanno i preparativi per accimages (29)ogliere il figlio atteso oppure contatteranno spesso chi li ha seguiti durante il percorso di PMA .

La coppia va quindi aiutata a vivere la nuova realtà di una gravidanza in corso ges
tendo quelle paure che appartengono alla precedente identità transitando alla nuova identità di coppia in attesa del figlio tanto desiderato e non attesa di una perdita.

“Storie di sogni”immagini dell’incontro organizzato dall’Associazione “Strada per un sogno”

Ecco alcune immagini dell’incontro organizzato dall’Associazione “Strada per un sogno Onlus” durante il quale ci si è confrontati con le coppie sul tema dell’infertilità. Grazie a coloro che sono intervenuti e all’organizzatrice e fondatrice dell’Associazione: Luisa Musto.

“Storie di sogni” incontro gratuito

 

Da NATURALMENTE INFERTILE: Storia di Extreme

[…] Lo spermiogramma diede un nome al nostro nemico: severa oligoastenospermia. La dottoressa disse che avevamo una sola soluzione possibile: la ICSI. Ora avevamo un piano, potevamo dire addio ai rapporti mirati e meccanici, sembra assurdo ma paradossalmente mi sentii sollevata. Potevamo tornare quelli di prima. Io rifiorivo, felice di avere uno scopo, lui invece precipitava sempre più. Non mi resi conto subito di questo, presa dai miei conteggi di giorni e stimolazioni, punture ed esami.[…]
Non ho mai considerato forse come si sentisse […]

ROMA 6 NOVEMBRE ORE 16
STORIE DI SOGNI

Con la psicologa Valentina Moretti parleremo di donne…di uomini…di coppie.
Quanto pesa sul nostro equilibrio l’infertilità? E se è solo uno ad avere questo problema?

Cari lettori del blog, siamo giunti alla meritata e attesa pausa estiva. Il ricevimento a studio riprenderà l’1 settembre mentre dal 22 agosto è possibile contattarmi telefonicamente o via mail per richiedere un appuntamento o una consulenza on line.

A presto.

V.Moretti

 

Festival della psicologia

festival psicologia locandina

Dopo il successo dell’edizione 2015, capace di richiamare oltre undicimila appassionati e curiosi, torna “Stiamo Fuori”,  il “Festival della Psicologia” organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio per fare conoscere al pubblico, in modo originale e interattivo, le numerose risorse offerte dalla scienza della mente. L’evento di quest’anno, organizzato con il patrocinio del Ministero della Salute, si concentrerà il 23-24 maggio in tre piazze della Capitale, distinte per aree tematiche: piazza San Silvestro (perinatalità e scuola), piazza del Popolo (alimentazione e cronicità) e piazza della Repubblica (lavoro e sport).

 In queste location i gazebo dell’Ordine, aperti dalle 10 alle 21, offriranno ai cittadini un’ampia gamma di opportunità conoscitive e ludiche per familiarizzare con la psicologia.

Tutti coloro che prenderanno parte all’edizione 2016, poi, avranno  diritto a un voucher – scaricabile all’indirizzo http://www.festivalpsicologia.it/psicologi-aderenti/ – per una consulenza psicologica gratuita, eventualmente convertibile in un percorso di terapia a tariffa agevolata.

N.B. Avendo aderito all’iniziativa coloro che volessero usufruire della possibilità di una consulenza psicologica gratuita possono scaricare il voucher, entro il 31 maggio 2016 e contattarmi per richiedere un appuntamento  ai seguenti riferimenti:

Dott.ssa Valentina Moretti

tel. 3381428250

mail: studio.morettivale@gmail.com

L’urlo trattenuto in oncologia…

…“Signora Wondy, mi dispiace molto darle questa notizia. Speravo proprio che fosse qualcosa di diverso. In due punti sospetti abbiamo trovato cellule tumorali. Ha un carcinoma duttale bifocale nel seno destro. A sinistra invece non abbiamo trovato nulla.”

…Avrei voluto urlare al vento i peggiori insulti ma mi sono trattenuta. In quel momento avrei cancer-suffer-loneliness-1_600x350-598x348voluto essere in un altro tempo e in un altro spazio farmi piccola piccola e ritrovarmi nel lettone profumato di lavanda di mia mamma, solo io e lei e farmi stringere forte…ma subito quell’ immagine si è dissolta, così come è venuta e sono tornata padrona della situazione. Volevo sapere a cosa sarei andata incontro e per farlo dovevo parlare con qualcuno che ne sapesse molto più di me. Un chirurgo, un oncologo, un camice bianco che mi desse risposte e speranza.

Perché proprio a me? Era una domanda stupida, ma le parole mi sono uscite di bocca da sole non ho potuto bloccarle o forse non volevo. Si erano fermate sulle labbra per tutto il giorno ma quando è sceso il buio e mi sono infilata sotto le lenzuola di casa si è aperta la diga… Ero divorata dalle domande e da un’insana ignoranza. Non sapevo nulla di quanto mi sarebbe successo, ma solo che ci ero dentro fino al collo.

Dal libro…

Nelle parole scritte da Francesca Del Rosso autrice del libro “Wondy Ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro” ritrovo la maggior parte delle donne che hanno richiesto il mio sostegno per affrontare il loro dolore.

Il dolore fisico, la sofferenza psichica fatta di smarrimento, di perdita del controllo, perdita di sicurezza, di protezione, dei progetti fatti, fatta di rabbia, di impotenza, del bisogno di proteggere sè stessi e gli altri e di ingoiare quella paura, che desidera essere urlata, ma per il timore che possa diventare concreta si preferisce evitarla. E’ necessario quindi trovare uno spazio simile,  al  “lettone profumato di lavanda di mia mamma”, come scrive l’autrice di Wondy, in cui liberarsi e non essere soli ad affrontare il proprio dolore. Questo spazio e questo accompagnamento possono essere, oltre che ritrovati nelle persone che ci stanno accanto, anche offerti da uno psicologo sia attraverso percorsi individuali che famigliari, che attraverso la costituzione di gruppi.

Lasciati accogliere…