L’importanza di scegliere…

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“Il principale dovere per l’uomo è quello di essere libero e, se non lo è, di diventarlo….
Avere l’intelligenza ed il coraggio di rompere le catene di un ruolo stereotipo imposto da altri, inutile ai bisogni propri di quel soggetto in quell’età della vita, causa di un comportamento monotono, ripetitivo, grottesco, sofferto; conoscere sé stesso e correre il rischio di rimanere solo con sé stesso; avere il coraggio di perdere il potere derivante dal ruolo imposto e correre quindi il rischio di non essere più riconosciuto dagli altri; tutto questo è follia agli occhi del mondo. Ma una follia che brama di esprimersi in ciascuno di noi quando, ad un certo momento della vita ci si domanda perché continuiamo a vivere una vita vuota, noiosa, senza senso apparente, assurda. Una vita che si riduce ad una serie di atti, monotoni e stereotipi che corrispondono ad una funzione o a diverse funzioni; quelle che immaginiamo essere il solo mezzo che ci permette la relazione con quelle persone che ci premono, ci concernono, ci interessano.
Paradossalmente crediamo di scambiare sollecitudine simpatia amore nel contesto di una relazione nella quale ci esprimiamo solo attraverso ruoli fissi di una funzione….
Ma, attraverso la maschera le persone non si toccano, non si conoscono; … il piacere e la gioia di vivere, di essere con, non può esserci, ogni volta che vediamo e vedremo gli altri in immagini che corrispondono a ruoli fissi…
Ma è altrettanto assurdo gettare la vita, soffocare le esigenze personali, costringere il comportamento in stretti binari, per ottemperare acriticamente, quasi sempre inconsapevolmente, ad un insolvibile debito di fedeltà. Fedeltà transgenerazionale alle attese genitoriali della famiglia di origine, rispetto a ruoli da assolvere o ad obiettivi da conquistare nella vita. Fedeltà e attese che si ripropongono poi al coniuge o ai propri figli…”
C. Whitaker “Il gioco e l’assurdo”

Il tempo nell’infertilità e l’emergenza sanitaria Covid-19

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Il tempo, per una coppia che ha difficoltà a concepire il proprio bambino e si sottopone ai trattamenti di fecondazione assistita, ha un valore inestimabile è il nemico contro cui combattere che, incombe e fa sentire il suo peso attraverso la paura e l’angoscia. Inizialmente si tenta di viverlo come un alleato, quando si fanno i primi tentativi di concepimento, per non farsi prendere dall’ansia che sarebbe controproducente, “non ci pensare” dicono…

Poi, però, il tempo che passa inizia ad essere tanto, visto che non dovrebbe essere così difficile concepire un bambino… e allora incombe la preoccupazione che ci sia qualcosa che non va.

Inizia il tempo delle visite mediche, degli esami diagnostici e, infine, quel tempo che si ferma quando si riceve la diagnosi dell’infertilità e la paura di non riuscire a concepire il proprio figlio, assale, sovrasta. Inizia la corsa contro il tempo speso a cercare e intraprendere soluzioni al problema, per non sentire quanto faccia male l’idea di non riuscire ad abbracciare il proprio figlio, si corre per raggiungerlo.

Inizia, quindi, il tempo della Pma, un tempo spesso percepito come lungo: i tempi delle stimolazioni, quello del pick-up, l’attesa del suo esito, quello del transfer, i 15 giorni del transfer e di nuovo l’attesa… se prima il tempo era tollerato perché si stava facendo qualcosa di concreto per risolvere il problema, ora si deve stare fermi e attendere che quella natura, quel corpo, che hanno tradito inizialmente, ora si decidano a cooperare per consentire all’embrione di attecchire, e al proprio utero di divenire una culla. Tutte le emozioni che erano state messe a tacere dalla diagnosi ricompaiono nei giorni seguenti il transfer. L’ansia la fa da padrona, si è perso nuovamente il controllo perché si è fermi, la paura di non concepire riemerge e… spesso i primi tentativi falliscono. Segue il tempo del dolore, ma non c’è tempo per il dolore, ricomincia la corsa frenetica verso un altro tentativo e un altro ancora e ancora altri fallimenti. Il tempo è di nuovo un nemico, passano gli anni, l’età avanza, e le possibilità sembrano ridursi. La paura che la medicina non sia una soluzione, il peso dei fallimenti e quelle braccia vuote ora, e la paura che lo resteranno inchiodano. Spesso a questo punto si chiede aiuto per ritrovare la forza di proseguire o quella di fermarsi ma questa riflessione non deve occupare molto tempo si deve decidere in fretta, per smettere di soffrire. Sono passati anni dal primo transfer e l’età non aiuta…

A tutto ciò oggi si aggiunge l’ennesima battuta d’arresto imposta dalle misure protettive adottate per affrontare l’emergenza Covid-19. Poiché non si conoscono i rischi, non si conoscono gli effetti del virus in fase iniziale di gravidanza sia per la madre che per il nascituro è bene dunque evitare che le pazienti possano trovarsi, in caso di contagio, in gravidanza, con la necessità di compiere complesse decisioni terapeutiche e diagnostiche.

A eccezione dei trattamenti non differibili (i cicli con stimolazione già iniziata e le attività di crioconservazione della fertilità in pazienti oncologici/oncologiche) è dunque sospesa l’attività di Procreazione Medicalmente Assistita per i seguenti motivi:

Contenere il rischio di contagio evitare lo spostamento delle persone e l’accesso alle strutture cliniche.

Non contribuire a determinare alcuna situazione che possa rendere necessario l’accesso al Pronto soccorso o il ricovero ospedaliero dopo un ciclo di PMA. Questo riduce i rischi che si debbano utilizzare posti letto ospedalieri, sale chirurgiche o terapie intensive per eventuali complicanze legate al concepimento assistito, a vantaggio della gestione dei pazienti con COVID-19.

Per approfondimenti e aggiornamenti potete contattare il sito: https://www.sigo.it/

Durante l’attesa che sia possibile ripartire con le procedure di fecondazione assistita è probabile che ricompaiono paure, soprattutto in merito all’età che avanza, e che il desiderio svanisca definitivamente, la rabbia e il dolore; ansie ed angosce messe a tacere dalla programmazione degli interventi.

 Il tempo torna ad essere un nemico. È possibile però utilizzare questo tempo come un alleato per curare finalmente la ferita che ha procurato sapere di non poter avere un figlio, gestire le paure che emergono e che possono sovrastare sotto forma di crisi di ansie o depressive, con conseguente aumento dello stress già esistente e che, se non ben gestito, rischia di riflettersi sul corpo e compromettere le future procedure di fecondazione assistita.

È possibile utilizzarlo per richiedere consulenze online con i medici che si mettono a disposizione per ottenere informazione e rassicurazioni alle proprie paure in merito.

Prendetevi del tempo per prendervi cura di voi per ripartire con più forza. Per versare quelle lacrime trattenute, quelle pause gridate dal corpo, quando si va contro sé stessi per quella pausa che il tempo che corre impedisce di prendersi.

Scrive a tal proposito Raffaella Clementi:

“Anche i contraccolpi delle terapie sono duri da sopportare. Trattasi non solo di gonfiore e di ritenzione idrica ma di vere sindromi depressive e attacchi di ansia. Ti scendono giù i lacrimoni… bene inteso questo non capita di fronte ad eventi tristi tutt’altro. Capita all’improvviso, senza motivo apparente. Ti senti scomoda in un corpo che senti meno tuo. Ti tocchi la pancia accarezzando i punti in cui vengono effettuate le iniezioni e le fai forza: “ Fai la brava passerà lo stiamo facendo per accogliere il nostro sogno”

Se sentite che tutto questo vi sovrasta che i pensieri, l’inquietudine la rabbia, le loro conseguenze sul rapporto di coppia non sono più gestibili, e, quindi, di avere bisogno di un supporto psicologico, contattate uno psicologo. Potete sia recarvi presso lo studio di uno psicoterapeuta in quanto rientra tra gli spostamenti autorizzati per motivi di salute, sia richiedere una consulenza online.

Cosa è l’encopresi?

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Farsi “la cacca addosso” può essere un comportamento assolutamente normale del bambino nel corso dell’apprendimento all’utilizzo del bagno quando intorno ai due anni abbandona il pannolino per raggiungere il controllo sfinterico. Se questo comportamento permane o al contrario si manifesta dopo che il bambino aveva acquisito il controllo degli sfinteri e, quindi, imparato a trattenersi fino a raggiungere il bagno, parliamo di encopresi, nel primo caso è definita primaria, nel secondo  caso secondaria.

Cos’è l’encopresi?

L’encopresi consiste nel rilascio volontario o involontario delle feci in modi e luoghi (vestiti, pavimento ecc.) inappropriati. Rientra, insieme all’enuresi, nella categoria diagnostica dei Disturbi dell’Evacuazione riportata nel DSM-V. Viene diagnosticata a partire dai 4 anni, quando si ritiene che il bambino abbia acquisito il controllo degli sfinteri che in genere avviene a partire dai 2anni. Viene definita volontaria quando il bambino risponde allo stimolo dell’evacuazione emettendo le feci nelle mutandine, senza raggiungere il bagno, involontaria quando invece il bambino non asseconda lo stimolo e quindi i movimenti peristaltici intestinali, trattenendo le feci, le quali si accumuleranno nell’ampolla fecale.  In questo caso le mutandine si sporcheranno senza che il bambino ne abbia consapevolezza, per questo è detta emissione involontaria di feci, perché mano a mano che le feci si accumulano, a causa del passaggio dell’aria, si verificherà un debordamento della massa fecale con conseguenti vissuti di vergogna e imbarazzo.

Il 90% delle encopresi è di quest’ultimo tipo definito ritentivo.

Quali possono essere le cause?

Le cause possono essere multi fattoriali ed essere ricondotte al dolore associato al passaggio delle feci, oppure ad un evento percepito come traumatico durante il toilette training, allo stile genitoriale, adottato durante questo passaggio all’utilizzo del bagno, troppo rigido o al contrario troppo lassivo, atteggiamento coercitivo/punitivo, eccessiva ansia dei genitori al riguardo, oppure può essere dovuto a cause  organiche o ancora essere una conseguenza del ritardo dello sviluppo psico-motorio.

In assenza di cause organiche potrebbero esserci cause di tipo emotivo come: l’inizio della scuola e quindi il passaggio dal bagno di casa a quello della scuola, oppure un cambio di classe, o ad eventi stressanti in famiglia come la separazione dei genitori oppure un lutto, o la perdita del lavoro di uno dei genitori, o un trasloco ecc. Anche un evento che per l’adulto può non essere considerati traumatico dal bambino al contrario può essere percepito come stressante e determinare una regressione come modalità di fronteggiamento dello stress.

In ogni caso, indipendentemente dalla causa, ciò che accade è che l’encopresi infrange la routine e la serenità di tutta la famiglia, non solo del bambino che per la vergogna eviterà le occasioni ludico ricreative, ma anche le uscite di tutta la famiglia, i fratelli/sorelle che non invitano a casa o non presentano il fratellino/sorellina agli amici. I litigi tra genitori e tra genitori e bambino. Tutta l’attenzione è rivolta all’encopresi.

Cosa possono fare i genitori?

Innanzitutto consultare il pediatra o lo specialista, il gastroenterologo pediatrico, per escludere o confermare una causa organica e in tal caso seguire le indicazioni terapeutiche. Garantire una dieta ricca di acqua e fibre e l’esercizio fisico regolare. Non rimproverare il bambino né da solo né davanti agli altri per non aumentare la sua vergogna, bensì spiegargli cosa sta accadendo per non sentirsi colpevolizzato per quella che è principalmente una sua difficoltà e motivarlo, nei passaggi da seguire per superare il problema insieme.

Nel caso si verificasse a scuola parlarne con le insegnanti per concordare strategie condivise. Richiedere l’aiuto di un terapeuta.

La difficoltà a controllare l’emissione delle feci per i bambini è umiliante in quanto temono di essere scoperti e di venire esposti alle critiche degli altri. L’autostima si abbassa, le attività ricreative o sportive possono essere compromesse e si possono evidenziare tendenze all’isolamento in un quadro di eccessiva dipendenza dai genitori. I bambini possono essere provocati o presi in giro e molti rifiutano qualsiasi riferimento alle feci e, temendo di essere messi in ridicolo o puniti, nascondono l’evidenza, cioè gli indumenti sporchi. Il problema dell’encopresi comporta, spesso, conflitti e tensione nella coppia genitoriale con accuse incrociate.

Cosa può fare lo psicoterapeuta?

Aiutare i genitori a spiegare al loro bambino la difficoltà che sta vivendo, supportarli durante il toilette training, individuare insieme lo stile genitoriale più adeguato per affrontare il problema, per motivare e supportare emotivamente il bambino. Individuare eventi stressanti o dinamiche familiari che possono aver determinato questo comportamento in lui.

La difficoltà di riorganizzarsi nell’emergenza COVID-19 e l’aiuto degli psicologi

In questi giorni abbiamo assistito alla fatica fatta da molte persone ad adattarsi al divieto, imposto dai recenti decreti ministeriali, ad uscire di casa per contenere la pandemia che sta interessando l’intero paese. Questa norma precauzionale ha stravolto la nostra routine: il lavoro si è traferito a casa, con la conseguente riorganizzazioni degli spazi e delle dinamiche familiari, oppure si è dovuto rinunciare ad esso e di conseguenza alla sicurezza economica che offriva, si è dovuto rinunciare ai contatti con le persone, familiari, amici, colleghi ecc., alle attività ricreative e alle passioni svolte all’esterno che ci procuravano benessere, alle passeggiate o gite all’aria aperta, in alcuni casi a stare soli in casa oppure a convivere con persone con le quali esistono conflitti, a gestire le reazioni emotive dei propri figli alla condizione che sono costretti a vivere soprattutto se piccoli, con i quali si è dovuto anche trovare le parole giuste per far comprendere loro la situazione senza spaventarli, a rinunciare o mettere in stand by i propri progetti di vita a “DATA DA DESTINARSI” e la paura di non poterli realizzare in questo anno. A queste perdite si aggiungono i lutti delle persone care che non si è potuti salutare o assistere durante la malattia e l’agonia, alla mancanza del rito funebre con cui congedarsi da loro ed iniziare ad elaborare il lutto.

Tutte queste perdite procurano importanti reazioni emotive con conseguenze sul tono dell’umore poiché si tratta della rinuncia a tutto ciò da cui deriva il nostro benessere. Alcuni confrontandosi con questo vuoto di attività hanno occasione di confrontarsi finalmente con sé stessi anziché fuggire, come la vita frenetica quotidiana ha permesso prima di oggi, e di confrontarsi eventualmente con un proprio disagio inascoltato da tempo a cui non riesce a dare un nome e a gestirlo, sperimentando sofferenza.

A questo vuoto, e alle conseguenze emotive: paura, ansia, rabbia, frustrazione, tristezza, noia, si può reagire con comportamenti compensatori ma nocivi come per esempio l’abuso di cibo, alcool, fumo, che a loro volta incidono negativamente sul proprio sistema immunitario.

A queste persone, ovviamente, dobbiamo aggiungere chi invece a casa non può stare e parlo, in primis, del personale sanitario che combatte in prima linea con un dispendio di energie esorbitante e mettendo a rischio la propria salute con importanti conseguenze anche in termini psicologici perché spesso provenivano già da una condizione di burn out.

Tutte queste situazioni menzionate, ed altre che per motivi di brevità del post non cito, creano una emergenza della salute mentale cui gli psicologi hanno iniziato a rispondere erogando le loro prestazioni on line organizzandosi dapprima autonomamente sotto l’hashtag #sehaibisognocisono e poi iscrivendosi presso gli albi creati dall’ Ordine degli Psicologi del Lazio e dal CNOP Consiglio Nazionale Ordine Psicologi. Si tratta di libero professionisti che dal loro studio offrono il proprio aiuto tramite i supporti on line skype, whtsapp, face time ecc.

Io sono fra questi per chiunque avesse bisogno di rivolgersi ad uno psicologo, può contattarmi telefonicamente al numero 3381428250 o per e-mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail.com I colloqui avverranno tramite Skype.

Le persone che si trovano in gravi difficoltà economiche, determinate dall’emergenza, potranno godere di tariffe agevolate nel caso decidessero di intraprendere un percorso terapeutico, come mia consueta abitudine, peraltro, non circoscritta alla situazione emergenziale.

 

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Regalarsi tempo

In questi giorni abbiamo assistito alla fatica fatta da molte persone ad adattarsi al divieto imposto dai recenti decreti ministeriali ad uscire di casa per contenere la pandemia che sta interessando l’intero paese, mettendo a rischio la propria incolumità.  Ma perché ciò avviene? Ho provato a dare alcune risposte.

Parto dalla lettura del contesto sociale in cui viviamo concordando con la descrizione di Giorgio Nardone  in un suo testo in cui scrive: “Lo stile di vita performante occidentale ci ha ormai tutti abituati a ritmi tayloristici. Ci vengono richieste cose, prestazioni, impegni con ritmi incalzanti. Siamo pressati dal tempo, dagli obblighi, dai doveri, dalle scadenze. Spesso, diamo tutto ciò per scontato – finiamo per autoimporcelo – come se l’elevato coinvolgimento in attività lavorative e il senso pervasivo dell’incalzare del tempo fossero un equilibrio naturale, un equilibrio evoluzionistico. In realtà si chiama capitalismo. Sarà importante dare attenzione a compensare l’impegno lavorativo con il giusto divertimento, nell’ottica che forse non conviene «vivere per lavorare», ma «lavorare per vivere».

In un contesto sociale, così organizzato, viene da pensare immediatamente   a quanto difficile sia per le persone, soprattutto , per i cittadini delle metropoli,  potersi adeguare in questi giorni ai nuovi ritmi e condizioni imposti dai recenti decreti ministeriali emessi per contenere l’altissimo rischio di contagio del virus COVID-19.

Si tratta di effettuare un vero e proprio esercizio di defaticamento come se si fosse su un tapis roulant, passando da velocità 100 a velocità 10. Non lo si potrà fare tutto in una volta sebbene l’adattamento che ci è richiesto richieda un cambiamento immediato.

Si dovrà iniziare ad ascoltare il vuoto lasciato dalle attività sospese, l’inquietudine, a volte anche la noia, o la paura che questa possa sopraggiungere, e prendere confidenza con il tempo del riposo che spesso è confuso con la perdita di tempo. In genere releghiamo questa dimensione al tempo delle vacanze salvo iper organizzare anche quelle con mille attività. Ed ecco, quindi, che a disagio con queste nuove emozioni si riempie il tempo trovando motivazioni per uscire di casa, oppure pulendola smaniosamente, o andando alla ricerca di attività con cui impegnare i figli rimasti a casa per evitare di confrontarsi anche con le loro medesime emozioni scansando capricci o ribellioni secondo l’età. Attenzione! Lungi da me condannare il legittimo bisogno di una uscita o di evitare di poltrire o veder poltrire i figli sul divano; parlo ovviamente di quelle forme  dettate dall’inquietudine.

Tutti, poi, tentano di controllare la propria preoccupazione in un momento in cui tutto è rimandato a DATA DA DESTINARSI o impallidiscono quando viene trasmesso a fine giornata un messaggio del Presidente del Consiglio temendo che dall’indomani si possa subire un’altra limitazione della propria libertà senza aver avuto il tempo di organizzarsi diversamente prima.

Un’ultima riflessione la faccio,infine, riguardo un’altra conseguenza di questa società capitalistica, ovvero, l’averci disabituati alla riflessione, all’ introspezione, e quindi, a fare i conti con le emozioni che ci abitano in modo da prenderci cura di noi stessi. Pertanto, ogni qualvolta sperimentiamo un disagio, anziché, accoglierlo e comprendere cosa ci sta segnalando per poter ritrovare il benessere, lo evitiamo rifugiandoci nei mille impegni e nei ritmi affannosi della giornata, con a volte la comparsa di sintomi nevrotici molto spesso ansiosi come diretta conseguenza di questo mancato ascolto.

Adattarsi alle novità, ai cambiamenti, richiede del tempo fisiologico per comprendere e conoscere la nuova situazione, perché questa non risulti minacciosa e non procuri eccessiva ansia. Con il tempo, quindi potremo finire con lo scoprire il vantaggio, invece,di questo rallentamento, di questo fermo , e scoprire il valore del tempo speso per sé, per i propri cari, per il proprio benessere senza che questo si tramuti in smania, in fuga da sé, bensì in un assaporamento della propria vita; regalandoci finalmente quel tempo di cui ci sentiamo, solitamente, derubati.

Se così non dovesse essere, se al contrario, in questo periodo di fermo dovessero emergere dei disagi emotivi di cui non ci si era accorti prima o non si aveva il tempo per occuparsene, e che stanno prendendo il sopravvento, allora adesso è il momento giusto per richiedere un aiuto.

In questo periodo gli psicologi, in quanto professione sanitaria, stanno continuando a dare il proprio contributo lasciando gli studi aperti ed erogando prestazioni a distanza tramite supporti on line quali: telefono, Skype, Whatsapp, ecc.

Se hai bisogno puoi contattare anche me al numero 3381428250 o tramite mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail .com  per richieder un appuntamento, ed in seguito ad un breve primo colloquio telefonico gratuito capiremo se procedere con la modalità on line concordando un appuntamento. Le prestazioni saranno erogate tramite il supporto Skype.

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Prestazioni psicologiche on line per la salvaguardia del benessere emotivo durante l’emergenza COVID-19

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E’ l’hashtag lanciato dagli psicologi che hanno dato la loro disponibilità ad erogare le loro prestazioni a distanza, per sostenere psicologicamente le persone più vulnerabili dal punto di vista emotivo, in questa delicata fase di emergenza contagio virus COVID-19; al fine di aiutarle ad affrontare l’emergenza con le dovute paure ma anche con la massima serenità mentale ed emotiva.

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha creato un albo on line  di psicologi disposti ad erogare le loro prestazioni a distanza consultabile sul sito dell’ Ordine stesso. A questo si è aggiunto anche il CNOP

Io ci sono! Chiunque decidesse di usufruire di questo aiuto può contattarmi telefonicamente al numero 3381428250 o via mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail.com per concordare un appuntamento da realizzare on line mediante videochiamata Skype. I riferimenti li trovate nella foto in alto.

Io resto a casa ma… come?

“La vita non è come dovrebbe essere. E’ quella che è. E’ il modo in cui l’affronti che fa la differenza.”

V. Satir

 

La situazione di emergenza per il rischio di contagio del virus COVID-19, che stiamo vivendo, ci sta mettendo a dura prova dal punto di vista emotivo. Oltre alla paura del contagio di questo virus, iniziamo a sperimentare le conseguenze del dover restare a casa come unica protezione da esso, e vedere così interrotte le nostre relazioni sociali, il venir meno delle risorse che ci aiutavano a gestire le tensioni quotidiane e restituirci il buon umore come la pratica degli hobby, la sospensione del lavoro e dei progetti. Il tutto è rimandato a  A DATA DA DESTINARSI, il che ci fa sentire ancora più impotenti, senza alcun controllo sugli eventi, aumentando la nostra ansia e la messa in atto di comportamenti che sembrano diminuirla e che invece producono solo altro stress.

Il mio pensiero in questi giorni va alle persone particolarmente vulnerabili dal punto di vista emotivo, avendo lavorato in ospedale e avendo offerto sostegno al personale sanitario ed ai volontari penso alla loro esposizione al burn-out, ai malati che non possono beneficiare del sostegno di amici o volontari, penso ai malati oncologici che già devono convivere con strette limitazioni, ai malati stessi del corona virus, costretti all’isolamento e alla sofferenza dei pesanti sintomi, penso agli anziani e a quell’angoscia di morte che il senso di solitudine può far emergere e ingigantire, penso a chi ha perso un familiare da poco ritrovandosi solo senza neanche il conforto del rito funebre. Penso alle persone che stavano riprendendosi dalle loro difficoltà emotive, ed ora sperimentano lo sconforto dell’acuirsi nuovamente di alcuni sintomi. Alle famiglie e a quanto queste emozioni che procurano malessere quali la solitudine, la noia, la tristezza, l’ ansia e la frustrazione e la rabbia, soprattutto, possano riversarsi sulle loro relazioni.

Stiamo vivendo quindi un’altra emergenza quella della nostra salute mentale con la predisposizione in chi è vulnerabile a sviluppare disturbi ansiosi e dell’umore alimentati anche dalla solitudine creata da questo rinchiuderci in casa.

Per queste ultime suggerisco l’importante contributo dato da un’ampia rete professionale di psicologi che hanno dato la loro disponibilità ad erogare prestazioni a distanza anche gratuitamente. A tal proposito, segnalo l’iniziativa dell’Ordine degli Psicologi del Lazio che ha creato un albo professionisti disposti ad offrire il proprio aiuto in questa delicatissima fase.

1518108628221.jpg--A tutti suggerisco di utilizzare questo tempo mettendo in atto azioni che possano dare il senso di recuperare il controllo che sentiamo aver perso per eventi e scelte indipendenti dalla nostra volontà. A partire dalla decisione di proteggerci, a quella di prenderci cura di noi, dedicandoci quel tempo che non abbiamo avuto finora, per esempio, prendendoci cura del nostro corpo, di ciò che mangiamo, leggendo quel libro che non abbiamo ancor avuto il tempo di leggere, curando l’ambiente in cui viviamo, svolgendo hobby in casa, seguendo video corsi di fitness e di yoga per sciogliere le nostre tensioni con l’azione del respiro e smuovere endorfine, pensare a cosa dovremmo dare più spazio una volta terminato questo periodo, per migliorare la qualità della nostra vita.

famiglia sorrisoDiamo spazio alla dimensione ludica e divertente giocando con i nostri figli; e, soprattutto, recuperiamo le relazioni le nuove tecnologie per fortuna lo permettono.  Ognuna di queste azioni rilancia l’umore e ci fa vivere bene un momento che altrimenti verrebbe vissuto soltanto come stressante.

Sfruttiamo a nostro favore questo momento e creiamoci delle possibilità di benessere.

Non intontiamoci sul divano con innumerevoli serie televisive, videogiochi, non aumentiamo la nostra angoscia ascoltando innumerevoli tg per non focalizzarci solo su pensieri catastrofici, perché entrambe le situazioni indeboliscono il nostro umore e, di conseguenza, abbassano le difese immunitarie, anzi sosteniamole con una sana alimentazione aumentando l’apporto di fibre, vitamina c e d, fermenti lattici ecc. non perdiamo il controllo sul cibo o sul fumo o sull’alcool, per sedare ansia e noia, poiché il loro effetto gratificante dura il tempo di rilascio della dopamina, ovvero, pochi secondi per poi ritornare ad avere bisogno del cibo, del fumo, dell’alcool che andranno nuovamente ad abbassare l’umore(perché non abbiamo risolto il problema) e indebolire le difese immunitarie, perchè comportamenti non sani.

Impegniamoci ad affrontare questa emergenza con le dovute e legittime paure ma anche con la massima serenità mentale ed emotiva.