La paura

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Continua il nostro viaggio alla scoperta delle emozioni. Oggi conosceremo la paura.

Cos’è la paura?

E’ l’emozione che proviamo quando ci troviamo in pericolo. 

Cosa si prova?

La paura si esprime attraverso l’attivazione di un meccanismo automatico (poco è il tempo per riflettere) detto di attacco-fuga, così definito perchè prepara il corpo e la mente ad una reazione di attacco o di fuga. Quando percepiamo un pericolo l’organismo rilascia cortisolo e adrenalina che mettono il nostro corpo in uno stato di allerta preparandolo all’azione, perciò il cuore batte più forte pompando più sangue, i muscoli si tendono per prepararsi all’impegno fisico, aumenta il respiro per fornire più ossigeno al corpo, le pupille si dilatano per aumentare l’acutezza visiva, l’attenzione si focalizza sul pericolo per eliminare tutti gli stimoli irrilevanti rispetto alla priorità di rilevare la fonte del pericolo.

Quando si attiva la paura, nella nostra mente si attivano le preoccupazioni rispetto alle conseguenze ed al pericolo che stiamo correndo quindi proviamo ansia.

In cosa si differenzia la paura dall’ansia?

Nella vita quotidiana gli stati di paura e di ansia non sono completamente indipendenti in quanto è probabilmente impossibile provare paura senza iniziare a preoccuparsi e quindi sentirsi in ansia.

La differenza sostanziale sta nel fatto che uno stato di paura si verifica quando una minaccia è presente o imminente mentre uno stato di ansia quando una minaccia è possibile ma la sua concretizzazione incerta.

Nella paura l’anticipazione riguarda se e quando una minaccia attuale causerà danni, mentre nell’ansia l’anticipazione riguarda l’incertezza sulle conseguenze di una minaccia che non è presente e che può non verificarsi.

A cosa servono  la paura e l’ansia?

La paura serve ad avvertirci di un pericolo e a prepararci alla difesa, l’ansia serve ad attivare le preoccupazioni la cui funzione positiva è quella di escogitare soluzioni nelle situazioni pericolose della vita, anticipandole prima che si presentino. Quindi è necessaria per farci uscire da una situazione di pericolo.

Entrambe sono quindi necessarie per la nostra vita.

Può capitare, però, che la paura, l’ansia ostacolino le relazioni per esempio per paura di soffrire fuggendole, o al contrario aggrappandovisi per paura di non essere amati, di restare soli, altre volte ostacola la nostra carriera scolastica, universitaria o professionale, non permettendoci di raggiungere i nostri traguardi. Ci impediscono di assecondare i nostri desideri, prendere decisioni ecc.

Quando, allora, diventano un problema?

Disturbi di paura e ansia

L’ansia e la paura fanno parte della nostra vita, c’è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, agitarsi avere timore. Tutti siamo ansiosi anche se non nella stessa misura e, aggiungerei, guai a non esserlo!

L’ansia e la paura diventano un problema quando sono ingestibili, quando si cade nella spirale delle preoccupazioni le quali si riciclano all’infinito senza lasciare intravedere soluzioni positive. Sembra che esse sbuchino dal nulla, sono incontrollabili, inaccessibili alla ragione, generano un costante ribollire dell’ansia e costringono l’individuo a considerare il problema da un’unica rigida prospettiva e quando questo circolo persiste allora si diventa vittime di veri e propri “sequestri emozionali” chiamati disturbi d’ansia. In ognuno di questi disturbi le preoccupazioni sono diverse: nelle fobie le ansie si concentrano su una situazione oggettiva di paura; nelle ossessioni la preoccupazione è evitare una calamità temuta, nel caso siano accompagnate da compulsioni queste hanno lo scopo appunto di scongiurarla; negli attacchi di panico la preoccupazione è quella di morire e/o che gli attacchi si ripresentino cogliendo la persona all’improvviso.

La caratteristica comune a tutte queste forme è che la preoccupazione sfugge al controllo si passa da un pensiero catastrofico ad un altro fino a quando ci si prefigura una tragedia, in seguito a questo pensiero estremo l’ansia scema e si ritorna ad uno stato di calma ma stremati dalla scarica di adrenalina che ha determinato tutti i sintomi somatici comuni alla paura: tachicardia, sudorazione ecc. già prima menzionati. 

Tutti riconoscono che le loro paure sono eccessive ma non riescono a liberarsene.

Il problema dunque non è provare paura, ansia, panico ma come si risponde a questi stati. Quando non si riesce più a gestirli andando a interferire in maniera importante nelle attività e nelle relazioni della vita quotidiana.  allora si ha un problema per il quale è necessario chiedere aiuto.

 

Dott.ssa V. Moretti

Per la redazione dell’articolo ho usufruito oltre che dell’esperienza clinica anche dei testi di: Golemann D., L’intelligenza emotiva, e del recentissimo testo di J. LeDoux, Ansia

 

 

 

 

 

A cosa serve

La tristezza

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Cosa è la tristezza?

È l’emozione che proviamo quando affrontiamo eventi che ci addolorano come le perdite, le delusioni, riducendo la stima di sé, la percezione di essere amabili ed amati, la fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità. 

I lutti, le separazioni, i trasferimenti, le delusioni d’amore, le sconfitte professionali, i tradimenti, sono tutti eventi che ci procurano tristezza lasciandoci un vuoto. Ci sentiamo tristi quando qualcuno ha ciò che noi desidereremmo.

Cosa proviamo quando siamo tristi?

L’energia si riduce, l ‘entusiasmo si spegne e di conseguenza perdiamo interesse per tutte le attività, in particolare quelle piacevoli. Quando siamo tristi, infatti, perdiamo le forze, l’appetito, il desiderio e lo slancio. Ci sentiamo soli, abbandonati e incompresi, non ci sentiamo riconosciuti, valorizzati, diminuisce la stima e la fiducia in sè stessi ci pensiamo poco amabili e poco capaci.

A cosa serve la tristezza?

Poichè procura malessere si tende a scacciare la tristezza  pensando sia inutile. In realtà come tutte le emozioni, nate per assicurare la nostra sopravvivenza, anche la tristezza svolge una funzione adattiva. Ci fa adeguare ad una perdita significativa. La chiusura in sé stessi che accompagna la tristezza ci dà l’opportunità di elaborare il lutto per una perdita o una speranza frustrata, di comprendere le conseguenze di tali eventi nella nostra vita e, quando le energie ritornano, di essere pronti per nuovi progetti. È probabile che un tempo questa caduta di energia servisse a tenere i primi esseri umani vicino ai loro rifugi e, quindi, al sicuro quando erano tristi e perciò vulnerabili.

Serve a darci un tempo per soffrire, per vivere il dolore che una data esperienza di perdita ci ha procurato rispetto alla quale la nostra reazione non potrebbe essere diversa. 

Avete presente quando si accende una spia mentre state guidando? Ecco così funziona la tristezza indica che c’è qualcosa che non va. Sta a noi decidere se fermarci e capire quale problema ci sta segnalando quella spia e, una volta capito di cosa si tratta, sapere come intervenire per risolvere il problema e ripartire, oppure, continuare a guidare con il rischio che l’auto si blocchi mentre si sta camminando mettendo a repentaglio sè stessi e gli altri guidatori, oppure che il problema ignorato diventi importante rifacendo la sua comparsa quando meno ve lo aspettate e ripararlo sarà più difficile.

In genere, accogliamo la tristezza con un atteggiamento sbagliato. La viviamo con fastidio e speriamo che se ne vada in fretta. Ma qualsiasi emozione arriva per un motivo. Accettarla significa, in realtà, permetterle di svolgere più in fretta la sua funzione.

Cosa succede se non la viviamo?

Se soffocate nel silenzio, allontanate e non vissute, queste esperienze di perdita, si manifesteranno con un umore depresso più o meno intenso, con un corredo di sintomi psicosomatici più o meno importante (insonnia o eccesso di sonno, inappetenza o eccessivo appetito, apatia o ansia) che fanno la loro comparsa quando le difese inconsce cominciano ad occultare,  a chi soffre, le ragioni del suo stare male.

Quando diventa depressione clinica?

Quando la persona tende a sminuire, rimuovere o negare gli eventi che hanno determinato il suo malessere non riuscendo a ricollegarlo appunto alle esperienze che l’hanno scatenato, allora compariranno altri sintomi psicosomatici  ed altre emozioni come la rabbia o il senso di colpa allora parliamo di depressione clinica. Quando il nostro umore depresso perdura a lungo impedendoci di svolgere la nostra vita quotidiana interferendo con il lavoro, le relazioni, lo svolgimento delle attività quotidiane, dei propri interessi ecc. allora è il momento di richiedere un aiuto ad  uno psicologo.

Cosa fare?

Tutte le emozioni chiedono di essere vissute, perchè protettive, perchè garantiscono la nostra sopravvivenza indicandoci se stiamo bene o stiamo male. In quest’ultimo caso ci chiedono anche di operare un cambiamento per tornare ad uno stato di benessere. Piuttosto che soffocare o lasciarci sopraffare dalle emozioni  è importante imparare a gestirle, e riconoscere quando si ha bisogno di aiuto di uno spazio o un tempo per farlo.

Dott.ssa V. Moretti

Per la redazione dell’articolo mi sono avvalsa della lettura dei testi di Golemann D. L’ Intelligenza emotiva, e di Cancrini L. Date parole al dolore.

 

“Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi”.

 “Fai bei sogni” di M. Gramellini

Festival Psicologia

Anche quest’anno ho aderito al “Festival Psicologia” iniziativa promossa dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. E’ pertanto possibile richiedermi una consulenza gratuita, scaricando entro il 31 maggio il voucher dal seguente link http://festivalpsicologia.it/psicologi/valentinamoretti . Sul voucher troverete i miei riferimenti di contatto per concordare un appuntamento.

Seminario esperenziale

Molte persone mi hanno richiesto un aiuto per chiudere una relazione che le fa soffrire, o superare la sofferenza che la fine delle loro relazioni sentimentali comporta, a lasciare andare il/la partner, ricominciare la propria vita senza di lui/lei senza lasciarsi sopraffare dalla paura e dalla tristezza.  Questo ha dato l’idea a me e alla mia collega di realizzare questo seminario per estendere il nostro aiuto a chi si trova in questa difficile fase si transizione. Abbiamo quindi pensato di offrirvi un doppio appuntamento per consentire a chi desidera di essere presente, compatibilmente ai propri impegni, e di offrivi una doppia possibilità di sedi.

Per avere informazioni o prenotare la vostra partecipazione potete contattarci ai riferimenti riportati nella locandina.

Dott.ssa V. Moretti