Le solitudini della coppia infertile…

coppia

Quante solitudini vive la coppia che scopre la propria infertilità?

Tempo fa scrissi insieme alla mia collega, la dott.ssa Chiara Borgia, un post sulla solitudine che la coppia può sperimentare al suo interno quando riceve una diagnosi di infertilità. Nel post d oggi vorrei parlare della solitudine che la coppia può sperimentare anche intorno a sé nel contesto sociale di appartenenza.

Nella coppia

Riporto brevemente quanto scritto nel post precedente  a proposito della solitudine che la coppia può percepire al suo interno, come in genere accade quando sopraggiunge una crisi che come un uragano spazza ogni certezza. Partirò a tal proposito dalle parole del racconto tratto dalla raccolta di storie del libro “Naturalmente Infertile” di L. Musto e S. Tosca.

Siamo sempre stati la coppia perfetta… naturale poi decidere di avere un figlio insieme. Come tutto il resto, di certo il bambino non avrebbe tardato, sarebbe stato sicuramente facile.

Lo spermiogramma diede un nome al nostro nemico… ora avevamo un piano… io rifiorivo, felice di avere uno scopo, lui invece precipitava sempre di più. Non mi resi subito conto di questo…in fondo lo sterile era lui, nella mia testa non aveva quasi il diritto di essere triste! Cavolo ero io che mi sottoponevo a tutto, per fare un figlio con lui, come minimo avrebbe dovuto “felicemente sostenermi”!

A dicembre 2009 il nostro primo tentativo.  Tante speranza tanta aspettativa. Per un sonoro, triste, cocente, negativo…non mi permisi di perder tempo a soffrire: volevo riprovarci. Lui era sempre più distante e come indifferente a tutto il mio agitarmi. Prendemmo un altro appuntamento, ma era come se fossi sola ormai. Lui era sempre più lontano.

Non ho mai considerato forse come si sentisse…

Ci tengo a precisare che la storia presentata è solo una delle possibili reazioni della coppia alla crisi e al dolore provato; ma i vissuti emotivi riportati sono comuni a molte coppie che ho incontrato.

Uomini e donne tendono a reagire con modalità differenti alla crisi identitaria (maschile e femminile) sperimentata individualmente, e del progetto di famiglia, costruito all’interno della coppia, che tale diagnosi mette profondamente in discussione. Oltre alle differenze di genere vanno considerate le differenze individuali nel fronteggiare gli eventi stressanti e mettere in campo la capacità di resilienza.

In realtà, dietro queste diverse modalità, si cela un intento comune in quanto  entrambi stanno fuggendo dal dolore e dal vissuto di impotenza che si provano in seguito alla scoperta dell’ infertilità … non mi permisi di perder tempo a soffrire… per coinvolgersi in ciò che possa restituire l’immagine di persone e coppia fertile.

Questa differenza, però, fa percepire un allontanamento, che altro non è che una distanza emotiva che si crea e che fa sentire soli… Lui era sempre più distante e come indifferente a tutto il mio agitarmi… che spesso si trasforma in rabbia verso l’altro.

Quello che è venuto a mancare in questa coppia è il dialogo inteso come condivisione dei propri stati emotivi, dei propri vissuti, … Non ho mai considerato forse come si sentisse…

Ed ecco i silenzi, gli imbarazzi, perchè non si sa cosa dire all’altro o come dirlo, come stargli accanto senza ferirlo, e quindi i fraintendimenti, la rabbia, i litigi, le discussioni, gli allontanamenti.

Si fugge da sè, dal proprio dolore, si fugge dall’altro.

Intorno alla coppia

Il senso di solitudine lo si percepisce inoltre confrontandosi con gli altri che hanno avuto figli rispetto ai quali il vissuto è simile all’avere un handicap, di sentirsi diversi, difettosi.

“Forse non era invidia o meglio non nel senso brutto del termine. Era solo che non riuscivo a trattenere la commozione di fronte la loro felicità mi venivano giù le lacrime e non riuscivo più a gioire delle cose belle. In poche parole era dolore … tutte le occasioni in cui ci sono bambini diventano insostenibili, gridano il proprio vuoto. A volte la sofferenza è lacerante.”

Le emozioni quali la vergogna, la sensazione di essere diversi “difettosi”, l’invidia per chi con tanta naturalezza e semplicità è riuscito a concepire e a crescere un figlio, la rabbia per chi li ha avuti e perchè un simile dolore non sia toccato a qualcun altro, portano la coppia ad evitare tutte quelle occasioni e relazioni in cui sono presenti genitori e bambini. Si sentono esclusi non capiti e a loro volta, gli altri, percependo questo, faranno un passo indietro attivando un circolo vizioso che procura solitudine. E così con quanti sminuiscono, giudicano, o danno consigli non graditi. La stessa scelta di ricorrere alla PMA potrebbe essere contestata da amici e parenti anche solo per non voler più veder soffrire i propri cari. Potrebbe anche essere in contrasto con i propri valori, tra cui quelli religiosi e sentirsi, quindi, in colpa e rifiutati anche dalla propria comunità religiosa.

L’isolamento è una scelta per proteggersi in un momento in cui si è fragili e vulnerabili ed una parola o comportamento fuori posto rischiano di ferire e aumentare la tristezza e la paura. Ma è anche una scelta per elaborare ciò che sta accadendo: “bisogno di vivere il proprio dolore fino in fondo per trovare un nuovo modo di vivere senza quello che hai perso”. 

La solitudine un bene o un male?

La solitudine intesa come spazio per ritrovarsi in un momento in cui una crisi, come quella dell’infertilità, ha fatto perdere tutti i punti di riferimento è positiva, attenzione però a non trasformarla, unicamente, in meccanismo difensivo  per non trovarsi davvero soli  e lasciarsi fagocitare dall’incertezza, dalla paura, e soprattutto dalla depressione che è a sua volta causa e conseguenza della solitudine o del senso di solitudine.

Quali risorse per contrastare l’isolamento e il senso di solitudine?

Molto spesso le coppie infertili sentono il bisogno di confrontarsi con chi sta affrontando la stessa esperienza per sentirsi accolti compresi e non solo diversi ed esclusi. A tal fine i gruppi di auto aiuto  possono diventare una risorsa molto importante per contrastare il senso di isolamento e lo stigma percepito.

A livello di coppia è importante riaprire la comunicazione sui rispettivi stati d’animo e modalità scelte per gestirli. Quando ciò risulta faticoso o i tentativi fatti sembrano non produrre effetto, un percorso psicoterapeutico di coppia aiuterebbe proprio a tal fine, per evitare allontanamenti o rotture della relazione.

Se la difficoltà è prima di tutto recuperare il proprio senso di Sè smarrito prima di riuscire a comunicare i propri stati d’animo allora un percorso di sostegno psicologico individuale per ritrovarsi può essere un’altra risorsa.

 

Fonti:

le parti in corsivo sono tratte dai testi di:

L. Musto, S. Tosca, Naturalmente Infertile

R. Clementi, Lettera a un bambino che è nato

 

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