La tristezza

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Cosa è la tristezza?

È l’emozione che proviamo quando affrontiamo eventi che ci addolorano come le perdite, le delusioni, riducendo la stima di sé, la percezione di essere amabili ed amati, la fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità. 

I lutti, le separazioni, i trasferimenti, le delusioni d’amore, le sconfitte professionali, i tradimenti, sono tutti eventi che ci procurano tristezza lasciandoci un vuoto. Ci sentiamo tristi quando qualcuno ha ciò che noi desidereremmo.

Cosa proviamo quando siamo tristi?

L’energia si riduce, l ‘entusiasmo si spegne e di conseguenza perdiamo interesse per tutte le attività, in particolare quelle piacevoli. Quando siamo tristi, infatti, perdiamo le forze, l’appetito, il desiderio e lo slancio. Ci sentiamo soli, abbandonati e incompresi, non ci sentiamo riconosciuti, valorizzati, diminuisce la stima e la fiducia in sè stessi ci pensiamo poco amabili e poco capaci.

A cosa serve la tristezza?

Poichè procura malessere si tende a scacciare la tristezza  pensando sia inutile. In realtà come tutte le emozioni, nate per assicurare la nostra sopravvivenza, anche la tristezza svolge una funzione adattiva. Ci fa adeguare ad una perdita significativa. La chiusura in sé stessi che accompagna la tristezza ci dà l’opportunità di elaborare il lutto per una perdita o una speranza frustrata, di comprendere le conseguenze di tali eventi nella nostra vita e, quando le energie ritornano, di essere pronti per nuovi progetti. È probabile che un tempo questa caduta di energia servisse a tenere i primi esseri umani vicino ai loro rifugi e, quindi, al sicuro quando erano tristi e perciò vulnerabili.

Serve a darci un tempo per soffrire, per vivere il dolore che una data esperienza di perdita ci ha procurato rispetto alla quale la nostra reazione non potrebbe essere diversa. 

Avete presente quando si accende una spia mentre state guidando? Ecco così funziona la tristezza indica che c’è qualcosa che non va. Sta a noi decidere se fermarci e capire quale problema ci sta segnalando quella spia e, una volta capito di cosa si tratta, sapere come intervenire per risolvere il problema e ripartire, oppure, continuare a guidare con il rischio che l’auto si blocchi mentre si sta camminando mettendo a repentaglio sè stessi e gli altri guidatori, oppure che il problema ignorato diventi importante rifacendo la sua comparsa quando meno ve lo aspettate e ripararlo sarà più difficile.

In genere, accogliamo la tristezza con un atteggiamento sbagliato. La viviamo con fastidio e speriamo che se ne vada in fretta. Ma qualsiasi emozione arriva per un motivo. Accettarla significa, in realtà, permetterle di svolgere più in fretta la sua funzione.

Cosa succede se non la viviamo?

Se soffocate nel silenzio, allontanate e non vissute, queste esperienze di perdita, si manifesteranno con un umore depresso più o meno intenso, con un corredo di sintomi psicosomatici più o meno importante (insonnia o eccesso di sonno, inappetenza o eccessivo appetito, apatia o ansia) che fanno la loro comparsa quando le difese inconsce cominciano ad occultare,  a chi soffre, le ragioni del suo stare male.

Quando diventa depressione clinica?

Quando la persona tende a sminuire, rimuovere o negare gli eventi che hanno determinato il suo malessere non riuscendo a ricollegarlo appunto alle esperienze che l’hanno scatenato, allora compariranno altri sintomi psicosomatici  ed altre emozioni come la rabbia o il senso di colpa allora parliamo di depressione clinica. Quando il nostro umore depresso perdura a lungo impedendoci di svolgere la nostra vita quotidiana interferendo con il lavoro, le relazioni, lo svolgimento delle attività quotidiane, dei propri interessi ecc. allora è il momento di richiedere un aiuto ad  uno psicologo.

Cosa fare?

Tutte le emozioni chiedono di essere vissute, perchè protettive, perchè garantiscono la nostra sopravvivenza indicandoci se stiamo bene o stiamo male. In quest’ultimo caso ci chiedono anche di operare un cambiamento per tornare ad uno stato di benessere. Piuttosto che soffocare o lasciarci sopraffare dalle emozioni  è importante imparare a gestirle, e riconoscere quando si ha bisogno di aiuto di uno spazio o un tempo per farlo.

Dott.ssa V. Moretti

Per la redazione dell’articolo mi sono avvalsa della lettura dei testi di Golemann D. L’ Intelligenza emotiva, e di Cancrini L. Date parole al dolore.

 

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