L’urlo trattenuto in oncologia…

…“Signora Wondy, mi dispiace molto darle questa notizia. Speravo proprio che fosse qualcosa di diverso. In due punti sospetti abbiamo trovato cellule tumorali. Ha un carcinoma duttale bifocale nel seno destro. A sinistra invece non abbiamo trovato nulla.”

…Avrei voluto urlare al vento i peggiori insulti ma mi sono trattenuta. In quel momento avrei cancer-suffer-loneliness-1_600x350-598x348voluto essere in un altro tempo e in un altro spazio farmi piccola piccola e ritrovarmi nel lettone profumato di lavanda di mia mamma, solo io e lei e farmi stringere forte…ma subito quell’ immagine si è dissolta, così come è venuta e sono tornata padrona della situazione. Volevo sapere a cosa sarei andata incontro e per farlo dovevo parlare con qualcuno che ne sapesse molto più di me. Un chirurgo, un oncologo, un camice bianco che mi desse risposte e speranza.

Perché proprio a me? Era una domanda stupida, ma le parole mi sono uscite di bocca da sole non ho potuto bloccarle o forse non volevo. Si erano fermate sulle labbra per tutto il giorno ma quando è sceso il buio e mi sono infilata sotto le lenzuola di casa si è aperta la diga… Ero divorata dalle domande e da un’insana ignoranza. Non sapevo nulla di quanto mi sarebbe successo, ma solo che ci ero dentro fino al collo.

Dal libro…

Nelle parole scritte da Francesca Del Rosso autrice del libro “Wondy Ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro” ritrovo la maggior parte delle donne che hanno richiesto il mio sostegno per affrontare il loro dolore.

Il dolore fisico, la sofferenza psichica fatta di smarrimento, di perdita del controllo, perdita di sicurezza, di protezione, dei progetti fatti, fatta di rabbia, di impotenza, del bisogno di proteggere sè stessi e gli altri e di ingoiare quella paura, che desidera essere urlata, ma per il timore che possa diventare concreta si preferisce evitarla. E’ necessario quindi trovare uno spazio simile,  al  “lettone profumato di lavanda di mia mamma”, come scrive l’autrice di Wondy, in cui liberarsi e non essere soli ad affrontare il proprio dolore. Questo spazio e questo accompagnamento possono essere, oltre che ritrovati nelle persone che ci stanno accanto, anche offerti da uno psicologo sia attraverso percorsi individuali che famigliari, che attraverso la costituzione di gruppi.

Lasciati accogliere…

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