Il “paradosso della gravidanza” ovvero la gravidanza dopo un percorso di procreazione assistita

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Nei 12-14 giorni successivi al trasferimento degli embrioni (se FIVET) non c’è praticamente nulla che la coppia possa fare per incrementare le probabilità di una gravidanza se non attenersi alle prescrizioni dei medici, questo è il periodo in cui le donne interrogano il proprio corpo alla ricerca di segnali precoci di successo o di fallimento , una lettura che è molto difficile e che è causa di numerose telefonate al medico o di richieste di visite specialistiche. All’ impotenza si affianca la paura di perdere gli embrioni o comunque  quella di dover affrontare, dopo tanti sacrifici, l’esperienza di una nuova delusione.

Dinanzi all’ insuccesso il dolore è indescrivibile. Riemergono sconforto , rabbia e depressione, viene rievocato il lutto per la perdita, perdita non più teorica ma concreta di un figlio, mentre la speranza cede il posto alla sfiducia. Ma anche in caso di gravidanza si viene a creare quello che è stato definito il “Paradosso della Gravidanza”ovvero la contemporanea presenza di sentimenti contrastanti: da una parte felicità per la gravidanza in corso, dall’altra paura di una possibile perdita del bambino e la percezione di se stesse come difettose perchè in passato infertilI.  Non è così semplice cancellare un passato d’infertilità così come non è semplice divenire madre di un bambino talmente “prezioso” da poter generare angosce di perdita (parto o quant’altro possa accadere durante la gravidanza) incontrollabili. Il percorso della “genitorialità”, già piuttosto complesso di per sé, per lei risulta essere a maggior ragione fonte di preoccupazione e allarmismi.  Vengono amplificate sensazioni ed emozioni che una gestazione normalmente suscita in una donna; le esperienze fatte in ogni stadio della gravidanza sono vissute più intensamente: accuserà più dolori e nausea, starà più a letto, piangerà più spesso di quanto non accada alla donna non sottoposta a trattamento di PMA.

In breve, l’inconscio manifesta in tal modo la consapevolezza che la gravidanza è stata soprattutto frutto della tecnologia medica, e come tale più precaria. Molto probabilmente la donna chiederà controlli più del necessario, per mettere  pace  all’ incalzante angoscia che tutto possa svanire all’ improvviso. L’ansia compare perchè le donne vivono la gravidanza come un periodo di “attesa di una perdita” perchè incapaci di credere di poter mettere al mondo un figlio.

Di qui l’esigenza di un intervento psicologico finalizzato a normalizzare la gravidanza consentendo la transizione da uno stato di precedente infertilità ad uno di gravidanza, ed il contenimento dei profondi vissuti di ansia e depressione.

Altra importante fonte di supporto per le coppie in gravidanza con un precedente vissuto di infertilità è la partecipazione di corsi di preparazione alla nascita.

La mia attività professionale è volta ad offrire sostegno psicologico sia durante la gravidanza che nella fase successiva come sostegno  alla genitorialità.

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