I gruppi di auto-mutuo-aiuto

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Tu solo ce la puoi fare, ma non ce la puoi fare da solo

I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono gruppi di persone che condividono il medesimo problema e la stessa situazione stressante di vita. Non sono gruppi terapeutici, non sono gruppi ricreativi, ma gruppi che forniscono supporto,incoraggiamento amicalità. ( G. Cimbrico).

Infatti, le persone si incontrano per raccontarsi e ascoltarsi nella propria storia di vita comune a quella che stanno vivendo gli altri membri del gruppo, e la percezione della comunanza spesso porta al desiderio di condividere, oltre ai propri problemi, anche relazioni solidali e amicali.

I membri provvedono a darsi un supporto psicologico uno con l’altro, ad apprendere modalità di fronteggiamento, scoprire strategie per migliorare la loro condizione, e aiutare gli altri mentre aiutano loro stessi (auto-mutuo-aiuto).

9In letteratura diversi autori (Katz,1981;Gartner, Riessman,1984) descrivono tre fattori chiave primari e comuni che intervengono nell’azione dei gruppi di self-help:

1)     Lo scambio informativo, il sostegno, il rinforzo e la identificazione in un gruppo di persone alla pari, che vivono o hanno vissuto in prima persona una determinata condizione, favorisce alcuni significativi processi sul piano socio emotivo. I membri del gruppo self-help tendono infatti a:

–        Abbassare le abituali difese e resistenze psicologiche non sentendosi giudicati negativamente per una propria “diversità”

–       Comunicare in modo più diretto sulla base dell’esperienza comune

–       Identificarsi con persone percepite più simili a sé rispetto agli eventuali esperti generalmente vissuti come estranei e distaccati;

–       Scambiare vicendevolmente informazioni, conoscenze, capacità, sostegno emotivo, feedback,rinforzi positivi e negativi

–       Sviluppare e facilitare le opportunità di socializzazione sia all’interno che all’esterno del gruppo

–       Usufruire di uno status di gruppo

2)      Il valore terapeutico connesso alla possibilità di svolgere il ruolo di helper cioè di prestatore di cure. Ogni membro dei gruppi di self-help svolge prima o poi il ruolo di chi aiuta, sostiene e presta le proprie cure ad un’altra persona “con il problema”, il che accresce il nostro senso di controllo, di autostima di competenza, stabilizza l’apprendimento di strategie di cambiamento, favorisce un riconoscimento ed un’approvazione sociale.

3)      La spinta ideologica che muove i gruppi di self-help è una notevole forza trainante. In misura maggiore o minore , tutti i gruppi di self-help strutturano un sistema di principi insegnamenti e valori condivisi all’interno e fortemente persuasivi.

Francescato ha individuato 8 fattori di efficacia percepita dai partecipanti ai gruppi: il senso di appartenenza, l’helper therapy, il sostegno (informativo ed affettivo), la condivisione, il modellamento, le strategie di fronteggia mento, il ripristino della rete e la responsabilità.

I gruppi sono accompagnati da un facilitatore che aiuta gli altri a ritrovarsi per condividere le proprie storie. Ha il compito di promuovere l’accoglienza dei nuovi arrivati, favorire la comunicazione, sostenere e rendere visibili gli aspetti positivi ed i cambiamenti dei singoli e del gruppo, stimolare e fare memoria dei compiti assunti, valorizzare le competenze di ciascuno.

La regola principale in un gruppo di auto-mutuo aiuto è la riservatezza, a cui si impegnano tutti i partecipanti e il facilitatore. Quello che emerge nel gruppo, deve rimanere nel gruppo. Il rispetto e il non giudizio sono altre regole fondanti la vita di un gruppo: non ci sono idee giuste o sbagliate, ma ci sono storie di vita di ciascun membro e in quanto tali vanno accolte.

Esistono diverse tipologie di gruppi di self-help quelli attivati presso lo studio di Psicologia e Mediazione Familiare sono:

1)     Gruppi di persone portatrici di malattie croniche: malati di cancro, donne mastectomizzate, diabetici ecc. Il gruppo è composto da portatori diretti del problema che non hanno la possibilità di cambiare la propria condizione il cui compito è quello di adattarsi alla condizione di vita e di gestirla nel modo opportuno.

2)     Gruppi di parenti di persone con malattie croniche e degenerative: lo scopo del gruppo è portare sostegno e aiuto a coloro che sono legati affettivamente a persone che hanno un problema di salute e si trovano a convivere con essi; questa condizione costituisce una fonte di stress spesso molto grave  e pesante da sostenere.

3)     Gruppi di persone che attraversano un periodo di crisi: per situazione di crisi si intendono eventi che richiedono un cambiamento improvviso, di tipo sia negativo (lutto, perdita del lavoro, separazione, infertilità) che positivo (nascita o adozione di un figlio ecc.). per uscire dalla crisi è necessario mobilitare risorse interne ed esterne ed è importante in queste fasi contare su fonti di sostegno sociale.

In qualità di facilitatrice dei gruppi, mi propongo di offrire uno spazio in cui consentire ai membri del gruppo di condividere le loro esperienze e stati d’animo accogliendoli  in prima persona servendomi della mia empatia e delle mie competenze nel favorire la comunicazione e l’attività di sostegno del gruppo.

Dott.ssa Valentina Moretti

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