In viaggio verso te… sostegno psicologico all’infertilità

 

in viaggio verso te

 

L’attività è volta ad offrire uno spazio in cui accogliere e sostenere le persone che non riescono a concepire il figlio desiderato e/o si sottopongono ai protocolli di Procreazione Medicalmente Assistita (omologa o eterologa).

Gli interventi previsti  consistono in:

  • Consulenza psicologica
  • Consulenza psicologica on line mediante supporto skype
  • Sostegno Psicologico individuale o di coppia
  • Psicoterapia individuale o di coppia
  • Incontri di gruppo: mensilmente saranno attivati incontri di gruppo costituiti dalle coppie infertili o dai singoli partner che si sottopongono ai protocolli di fecondazione assistita;  

Gli interventi sono rivolti a:

  • alle coppie o singoli partner a cui è stata diagnosticata un’infertilità organica o sine causa
  • alle coppie infertili o ai singoli partner che desiderano essere supportati in preparazione, durante, dopo i protocolli di PMA
  • donne/uomini single prima, durante e dopo PMA

Sede:

Lo spazio è attivo presso lo Studio di Psicoterapia della dott.ssa V. Moretti, psicoterapeuta, sito in Via R. Venuti,36 00162 Roma

Contatti:

Per informazioni o per richiedere un appuntamento telefonare dal lunedì al venerdì al 3381428250 dalle 9:00 alle 18:00 oppure scrivere all’ indirizzo di posta elettronica: studio.morettivale@gmail.com

 

La difficoltà di riorganizzarsi nell’emergenza COVID-19 e l’aiuto degli psicologi

In questi giorni abbiamo assistito alla fatica fatta da molte persone ad adattarsi al divieto, imposto dai recenti decreti ministeriali, ad uscire di casa per contenere la pandemia che sta interessando l’intero paese. Questa norma precauzionale ha stravolto la nostra routine: il lavoro si è traferito a casa, con la conseguente riorganizzazioni degli spazi e delle dinamiche familiari, oppure si è dovuto rinunciare ad esso e di conseguenza alla sicurezza economica che offriva, si è dovuto rinunciare ai contatti con le persone, familiari, amici, colleghi ecc., alle attività ricreative e alle passioni svolte all’esterno che ci procuravano benessere, alle passeggiate o gite all’aria aperta, in alcuni casi a stare soli in casa oppure a convivere con persone con le quali esistono conflitti, a gestire le reazioni emotive dei propri figli alla condizione che sono costretti a vivere soprattutto se piccoli, con i quali si è dovuto anche trovare le parole giuste per far comprendere loro la situazione senza spaventarli, a rinunciare o mettere in stand by i propri progetti di vita a “DATA DA DESTINARSI” e la paura di non poterli realizzare in questo anno. A queste perdite si aggiungono i lutti delle persone care che non si è potuti salutare o assistere durante la malattia e l’agonia, alla mancanza del rito funebre con cui congedarsi da loro ed iniziare ad elaborare il lutto.

Tutte queste perdite procurano importanti reazioni emotive con conseguenze sul tono dell’umore poiché si tratta della rinuncia a tutto ciò da cui deriva il nostro benessere. Alcuni confrontandosi con questo vuoto di attività hanno occasione di confrontarsi finalmente con sé stessi anziché fuggire, come la vita frenetica quotidiana ha permesso prima di oggi, e di confrontarsi eventualmente con un proprio disagio inascoltato da tempo a cui non riesce a dare un nome e a gestirlo, sperimentando sofferenza.

A questo vuoto, e alle conseguenze emotive: paura, ansia, rabbia, frustrazione, tristezza, noia, si può reagire con comportamenti compensatori ma nocivi come per esempio l’abuso di cibo, alcool, fumo, che a loro volta incidono negativamente sul proprio sistema immunitario.

A queste persone, ovviamente, dobbiamo aggiungere chi invece a casa non può stare e parlo, in primis, del personale sanitario che combatte in prima linea con un dispendio di energie esorbitante e mettendo a rischio la propria salute con importanti conseguenze anche in termini psicologici perché spesso provenivano già da una condizione di burn out.

Tutte queste situazioni menzionate, ed altre che per motivi di brevità del post non cito, creano una emergenza della salute mentale cui gli psicologi hanno iniziato a rispondere erogando le loro prestazioni on line organizzandosi dapprima autonomamente sotto l’hashtag #sehaibisognocisono e poi iscrivendosi presso gli albi creati dall’ Ordine degli Psicologi del Lazio e dal CNOP Consiglio Nazionale Ordine Psicologi. Si tratta di libero professionisti che dal loro studio offrono il proprio aiuto tramite i supporti on line skype, whtsapp, face time ecc.

Io sono fra questi per chiunque avesse bisogno di rivolgersi ad uno psicologo, può contattarmi telefonicamente al numero 3381428250 o per e-mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail.com I colloqui avverranno tramite Skype.

Le persone che si trovano in gravi difficoltà economiche, determinate dall’emergenza, potranno godere di tariffe agevolate nel caso decidessero di intraprendere un percorso terapeutico, come mia consueta abitudine, peraltro, non circoscritta alla situazione emergenziale.

 

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Regalarsi tempo

In questi giorni abbiamo assistito alla fatica fatta da molte persone ad adattarsi al divieto imposto dai recenti decreti ministeriali ad uscire di casa per contenere la pandemia che sta interessando l’intero paese, mettendo a rischio la propria incolumità.  Ma perché ciò avviene? Ho provato a dare alcune risposte.

Parto dalla lettura del contesto sociale in cui viviamo concordando con la descrizione di Giorgio Nardone  in un suo testo in cui scrive: “Lo stile di vita performante occidentale ci ha ormai tutti abituati a ritmi tayloristici. Ci vengono richieste cose, prestazioni, impegni con ritmi incalzanti. Siamo pressati dal tempo, dagli obblighi, dai doveri, dalle scadenze. Spesso, diamo tutto ciò per scontato – finiamo per autoimporcelo – come se l’elevato coinvolgimento in attività lavorative e il senso pervasivo dell’incalzare del tempo fossero un equilibrio naturale, un equilibrio evoluzionistico. In realtà si chiama capitalismo. Sarà importante dare attenzione a compensare l’impegno lavorativo con il giusto divertimento, nell’ottica che forse non conviene «vivere per lavorare», ma «lavorare per vivere».

In un contesto sociale, così organizzato, viene da pensare immediatamente   a quanto difficile sia per le persone, soprattutto , per i cittadini delle metropoli,  potersi adeguare in questi giorni ai nuovi ritmi e condizioni imposti dai recenti decreti ministeriali emessi per contenere l’altissimo rischio di contagio del virus COVID-19.

Si tratta di effettuare un vero e proprio esercizio di defaticamento come se si fosse su un tapis roulant, passando da velocità 100 a velocità 10. Non lo si potrà fare tutto in una volta sebbene l’adattamento che ci è richiesto richieda un cambiamento immediato.

Si dovrà iniziare ad ascoltare il vuoto lasciato dalle attività sospese, l’inquietudine, a volte anche la noia, o la paura che questa possa sopraggiungere, e prendere confidenza con il tempo del riposo che spesso è confuso con la perdita di tempo. In genere releghiamo questa dimensione al tempo delle vacanze salvo iper organizzare anche quelle con mille attività. Ed ecco, quindi, che a disagio con queste nuove emozioni si riempie il tempo trovando motivazioni per uscire di casa, oppure pulendola smaniosamente, o andando alla ricerca di attività con cui impegnare i figli rimasti a casa per evitare di confrontarsi anche con le loro medesime emozioni scansando capricci o ribellioni secondo l’età. Attenzione! Lungi da me condannare il legittimo bisogno di una uscita o di evitare di poltrire o veder poltrire i figli sul divano; parlo ovviamente di quelle forme  dettate dall’inquietudine.

Tutti, poi, tentano di controllare la propria preoccupazione in un momento in cui tutto è rimandato a DATA DA DESTINARSI o impallidiscono quando viene trasmesso a fine giornata un messaggio del Presidente del Consiglio temendo che dall’indomani si possa subire un’altra limitazione della propria libertà senza aver avuto il tempo di organizzarsi diversamente prima.

Un’ultima riflessione la faccio,infine, riguardo un’altra conseguenza di questa società capitalistica, ovvero, l’averci disabituati alla riflessione, all’ introspezione, e quindi, a fare i conti con le emozioni che ci abitano in modo da prenderci cura di noi stessi. Pertanto, ogni qualvolta sperimentiamo un disagio, anziché, accoglierlo e comprendere cosa ci sta segnalando per poter ritrovare il benessere, lo evitiamo rifugiandoci nei mille impegni e nei ritmi affannosi della giornata, con a volte la comparsa di sintomi nevrotici molto spesso ansiosi come diretta conseguenza di questo mancato ascolto.

Adattarsi alle novità, ai cambiamenti, richiede del tempo fisiologico per comprendere e conoscere la nuova situazione, perché questa non risulti minacciosa e non procuri eccessiva ansia. Con il tempo, quindi potremo finire con lo scoprire il vantaggio, invece,di questo rallentamento, di questo fermo , e scoprire il valore del tempo speso per sé, per i propri cari, per il proprio benessere senza che questo si tramuti in smania, in fuga da sé, bensì in un assaporamento della propria vita; regalandoci finalmente quel tempo di cui ci sentiamo, solitamente, derubati.

Se così non dovesse essere, se al contrario, in questo periodo di fermo dovessero emergere dei disagi emotivi di cui non ci si era accorti prima o non si aveva il tempo per occuparsene, e che stanno prendendo il sopravvento, allora adesso è il momento giusto per richiedere un aiuto.

In questo periodo gli psicologi, in quanto professione sanitaria, stanno continuando a dare il proprio contributo lasciando gli studi aperti ed erogando prestazioni a distanza tramite supporti on line quali: telefono, Skype, Whatsapp, ecc.

Se hai bisogno puoi contattare anche me al numero 3381428250 o tramite mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail .com  per richieder un appuntamento, ed in seguito ad un breve primo colloquio telefonico gratuito capiremo se procedere con la modalità on line concordando un appuntamento. Le prestazioni saranno erogate tramite il supporto Skype.

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Prestazioni psicologiche on line per la salvaguardia del benessere emotivo durante l’emergenza COVID-19

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E’ l’hashtag lanciato dagli psicologi che hanno dato la loro disponibilità ad erogare le loro prestazioni a distanza, per sostenere psicologicamente le persone più vulnerabili dal punto di vista emotivo, in questa delicata fase di emergenza contagio virus COVID-19; al fine di aiutarle ad affrontare l’emergenza con le dovute paure ma anche con la massima serenità mentale ed emotiva.

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha creato un albo on line  di psicologi disposti ad erogare le loro prestazioni a distanza consultabile sul sito dell’ Ordine stesso. A questo si è aggiunto anche il CNOP

Io ci sono! Chiunque decidesse di usufruire di questo aiuto può contattarmi telefonicamente al numero 3381428250 o via mail all’indirizzo studio.morettivale@gmail.com per concordare un appuntamento da realizzare on line mediante videochiamata Skype. I riferimenti li trovate nella foto in alto.

Io resto a casa ma… come?

“La vita non è come dovrebbe essere. E’ quella che è. E’ il modo in cui l’affronti che fa la differenza.”

V. Satir

 

La situazione di emergenza per il rischio di contagio del virus COVID-19, che stiamo vivendo, ci sta mettendo a dura prova dal punto di vista emotivo. Oltre alla paura del contagio di questo virus, iniziamo a sperimentare le conseguenze del dover restare a casa come unica protezione da esso, e vedere così interrotte le nostre relazioni sociali, il venir meno delle risorse che ci aiutavano a gestire le tensioni quotidiane e restituirci il buon umore come la pratica degli hobby, la sospensione del lavoro e dei progetti. Il tutto è rimandato a  A DATA DA DESTINARSI, il che ci fa sentire ancora più impotenti, senza alcun controllo sugli eventi, aumentando la nostra ansia e la messa in atto di comportamenti che sembrano diminuirla e che invece producono solo altro stress.

Il mio pensiero in questi giorni va alle persone particolarmente vulnerabili dal punto di vista emotivo, avendo lavorato in ospedale e avendo offerto sostegno al personale sanitario ed ai volontari penso alla loro esposizione al burn-out, ai malati che non possono beneficiare del sostegno di amici o volontari, penso ai malati oncologici che già devono convivere con strette limitazioni, ai malati stessi del corona virus, costretti all’isolamento e alla sofferenza dei pesanti sintomi, penso agli anziani e a quell’angoscia di morte che il senso di solitudine può far emergere e ingigantire, penso a chi ha perso un familiare da poco ritrovandosi solo senza neanche il conforto del rito funebre. Penso alle persone che stavano riprendendosi dalle loro difficoltà emotive, ed ora sperimentano lo sconforto dell’acuirsi nuovamente di alcuni sintomi. Alle famiglie e a quanto queste emozioni che procurano malessere quali la solitudine, la noia, la tristezza, l’ ansia e la frustrazione e la rabbia, soprattutto, possano riversarsi sulle loro relazioni.

Stiamo vivendo quindi un’altra emergenza quella della nostra salute mentale con la predisposizione in chi è vulnerabile a sviluppare disturbi ansiosi e dell’umore alimentati anche dalla solitudine creata da questo rinchiuderci in casa.

Per queste ultime suggerisco l’importante contributo dato da un’ampia rete professionale di psicologi che hanno dato la loro disponibilità ad erogare prestazioni a distanza anche gratuitamente. A tal proposito, segnalo l’iniziativa dell’Ordine degli Psicologi del Lazio che ha creato un albo professionisti disposti ad offrire il proprio aiuto in questa delicatissima fase.

1518108628221.jpg--A tutti suggerisco di utilizzare questo tempo mettendo in atto azioni che possano dare il senso di recuperare il controllo che sentiamo aver perso per eventi e scelte indipendenti dalla nostra volontà. A partire dalla decisione di proteggerci, a quella di prenderci cura di noi, dedicandoci quel tempo che non abbiamo avuto finora, per esempio, prendendoci cura del nostro corpo, di ciò che mangiamo, leggendo quel libro che non abbiamo ancor avuto il tempo di leggere, curando l’ambiente in cui viviamo, svolgendo hobby in casa, seguendo video corsi di fitness e di yoga per sciogliere le nostre tensioni con l’azione del respiro e smuovere endorfine, pensare a cosa dovremmo dare più spazio una volta terminato questo periodo, per migliorare la qualità della nostra vita.

famiglia sorrisoDiamo spazio alla dimensione ludica e divertente giocando con i nostri figli; e, soprattutto, recuperiamo le relazioni le nuove tecnologie per fortuna lo permettono.  Ognuna di queste azioni rilancia l’umore e ci fa vivere bene un momento che altrimenti verrebbe vissuto soltanto come stressante.

Sfruttiamo a nostro favore questo momento e creiamoci delle possibilità di benessere.

Non intontiamoci sul divano con innumerevoli serie televisive, videogiochi, non aumentiamo la nostra angoscia ascoltando innumerevoli tg per non focalizzarci solo su pensieri catastrofici, perché entrambe le situazioni indeboliscono il nostro umore e, di conseguenza, abbassano le difese immunitarie, anzi sosteniamole con una sana alimentazione aumentando l’apporto di fibre, vitamina c e d, fermenti lattici ecc. non perdiamo il controllo sul cibo o sul fumo o sull’alcool, per sedare ansia e noia, poiché il loro effetto gratificante dura il tempo di rilascio della dopamina, ovvero, pochi secondi per poi ritornare ad avere bisogno del cibo, del fumo, dell’alcool che andranno nuovamente ad abbassare l’umore(perché non abbiamo risolto il problema) e indebolire le difese immunitarie, perchè comportamenti non sani.

Impegniamoci ad affrontare questa emergenza con le dovute e legittime paure ma anche con la massima serenità mentale ed emotiva.

Volevo diventare papà

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“Certo, io soffrivo tantissimo questa mancanza. La pativo in un modo che ero solito definire femminile, tanto era forte il mio desiderio di avere un figlio: tuttavia, sapevo bene che il mio dispiacere non era nemmeno lontanamente paragonabile a quello di mia moglie. Spesso ci provavo, a mettermi nei suoi panni, per poi concludere che non era davvero possibile capire quale terribile carico di sofferenza stesse sopportando quella donna così apparentemente fragile nell’aspetto e così straordinariamente forte nell’animo. Nemmeno per me, che pure le vivevo accanto e somatizzavo ogni suo singolo sospiro, cercando di fare il possibile per rendere quel calvario meno doloroso. Spesso questo comprendeva anche il fatto di non rendere visibile il mio vero stato d’animo, un po’ come si fa nascondendo la polvere sotto il tappeto, e quello era decisamente uno di quei momenti. Ma la mia sensazione di impotenza, perfino d’inadeguatezza, era costante, e qualsiasi cosa facessi sapeva di palliativo. Non c’era una sola frase una sola parola, un solo gesto che potesse rendere meno sopportabile sia quel momento che il pensiero di un futuro molto diverso da quello che avevamo sognato e progettato tanti anni prima. Non sapevo più cosa dire, cosa fare, cosa pensare, e arrivai al punto di sentirmi il vero colpevole di quella sua immane angoscia. Chissà, pensai, se avesse sposato un altro uomo a quest’ ora sarebbe una madre felice, anziché quella maschera di sofferenza che non riuscivo nemmeno più a guardare dal male che mi faceva. E chissà probabilmente quella stessa sofferenza sarebbe stata un pochino più sopportabile per lei se solo fosse stato capace di fingere un po’ meglio di quanto non avessi mai fatto, e di non farle capire quanto pesasse anche a me il fatto di non essere riusciti a mettere al mondo un bambino.
…. Emisi l’ennesimo respiro e soffocai l’ennesimo pianto, in attesa di essere da solo e di potermi finalmente permettere di cedere alle mie debolezze, com’era successo tante altre volte.”
 
Tratto da “Volevo diventare papà” di A. Roselli
 
Oggi ho voluto pubblicare questo testo estratto dal libro “Volevo diventare papà” di Andrea Roselli il quale ha voluto dare voce ad una sofferenza spesso sommersa quella degli uomini che si confrontano con la diagnosi dell’infertilità e con i trattamenti e i fallimenti dei percorsi di fecondazione assistita.
Una sofferenza taciuta dagli uomini stessi perché la considerano inferiore a quella delle proprie compagne viste private del diritto di ogni donna di donare la vita come lo stesso Roselli scrive, taciuta perché, anche quando è l’uomo ad essere infertile, è la donna a sottoporsi ai trattamenti invasivi dei protocolli di PMA con i conseguenti sentimenti di colpa, impotenza, inadeguatezza nel confortare il dolore delle loro compagne le quali al contrario sentono il bisogno di condividerlo. Taciuta perchè spaventati dal proprio dolore oltre che da quello della propria compagna. Gli uomini difficilmente parlano delle proprie emozioni soprattutto quando fanno male. più interessati di fronte ad un problema a trovare soluzioni concrete o in alternativa ad evitare di elaborare ciò che provano fuggendo in attività che possono favorire al distrazione (lavoro hobby ecc.)
Lo stesso studio pubblicato da Peterson ha evidenziato il ricorso a diverse strategie di coping da parte delle donne e degli uomini infertili. Le donne secondo Peterson, utilizzerebbero in maniera proporzionale strategie di affrontamento dello stressor, accettazione della responsabilità, ricerca di supporto sociale, ed evitamento di situazioni che ricordino la propria condizione, mentre gli uomini sarebbero più propensi ad adottare strategie di coping legate alla distanza emotiva, al self-control e alla pianificazione di soluzioni legate al problema.
Secondo l’autore la distanza emotiva nell’ uomo sarebbe correlata a una riduzione dello stress legato all’ infertilità, rivelandosi pertanto una buona strategia di adattamento personale alla situazione ma, al contempo, può interferire negativamente sulla relazione di coppia, in termini di connessione e coesione con la partner. Questo dato assume più valore in quelle situazioni di coppia in cui la donna sente il bisogno di confrontarsi con il dolore legato all’ esperienza di infertilità, mentre il partner, in linea con le norme legate alla mascolinità e nel tentativo di sostenere la donna in un momento di dolore e sconforto, tende a sopprimere le proprie emozioni e ritirarsi ancora di più, trasmettendo alla donna l’idea che non sia abbastanza coinvolto nella vicenda. Questo meccanismo porterebbe a un modello circolare fatto da polarizzazione e isolamento in un momento in cui entrambi dovrebbero darsi di più.
Pertanto questa mancanza di condivisione per proteggersi e per proteggere la compagna fanno pensare erroneamente alle partner di essere sole a soffrire e ad interessarsi e affrontare il percorso o che i loro partner non stiano soffrendo o stiano soffrendo meno perché “non sono donne e non possono capire”oppure spinte precocemente a trovare delle soluzioni immediate quando al contrario sentono il bisogno di fermarsi ad elaborare ciò che stanno provando.
 
E’ questo il motivo per cui oggi ho voluto pubblicare questo brano per dare voce come ha fatto Roselli nel suo libro e renderla condivisibile ed invitare a prendersi cura di sè per potersi prendere cura anche dell’altro.
Riferimenti bibliografici:
A. Roselli (2008),  Volevo diventare papà, Casa editrice Mammeonline
F. Faustini, F.Forte (2017), Un viaggio inaspettato. Quando si diventa genitori con la fecondazione eterologa

Festival Psicologia 2019 “Io sono qui”

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Riparte il Festival della Psicologia dal titolo “Io sono qui” che quest’anno si terrà dal 31 maggio al 2 giugno 2019 con diverse iniziative, tra cui, la possibilità, per chi lo desiderasse, di richiedere ai professionisti aderenti all’iniziativa, un incontro gratuito e, successivamente, un percorso terapeutico a costi agevolati.
Anche quest’anno ho deciso di aderire perchè spesso entro in contatto con persone che temono di rivolgersi ad uno psicologo per via delle loro difficoltà economiche, o perchè non conoscono bene come si svolga una consulenza o un percorso terapeutico. Per continuare a venire loro incontro, le invito a scaricare, a partire da oggi, entro il 30 giugno 2019, il voucher dal profilo pubblicato sul sito del festival e contattarmi per concordare un appuntamento. Il voucher potrà essere utilizzato entro dicembre 2019.
Per appuntamenti è possibile contattarmi dal lun. al ven. dalle 9:00 alle 18:00 al numero 3381428250 o all’indirizzo mail: studio.moretti
vale@gmail.com